Pubblicato in: 2017, Bambini, Kindle - letture digitali., Narrativa, Sociale

E’ un volume non convenzionale

Attenzione: questa recensione contiene spoiler.

A volte un paio di stivali rossi può aiutare ad affrontare il mondo e le proprie paure. Così è per Millie, che quando li indossa si sente forte e sicura. Ha sette anni ed è curiosa di tutto. Ha tanta voglia di fare domande, di conoscere, di scoprire. Per questo quando un giorno al centro commerciale sua madre sembra sparita, non si perde d’animo, ma cerca qualcuno che possa darle una mano a trovarla. È proprio allora che si imbatte in Karl che se ne sta seduto con lo sguardo perso nei suoi pensieri. Karl è un anziano un po’ speciale che mentre parla, digita nell’aria le parole. Solo in questo modo riesce a sentire ancora vicina sua moglie a cui un tempo scriveva parole d’amore sulla schiena. Millie si fida subito di lui e la corazza di diffidenza che Karl si è costruito intorno si scioglie grazie agli occhi sperduti e sinceri della bambina. Gli stessi occhi davanti ai quali Agatha sente nascere dentro una tenerezza ormai dimenticata. A ottant’anni non esce più di casa, dopo la morte del marito, e passa le sue giornate alla finestra a spiare i vicini. Ma appena scorge sulla strada Millie e Karl c’è qualcosa che la spinge a parlare con quei due sconosciuti, a uscire per la prima volta dalla sua solitudine. Perché Millie ha il dono unico di raggiungere il cuore delle persone. Perché il suo sorriso ingenuo e solare è capace di portare la felicità. Lì dove non ci si aspettava più di trovarla. Karl e Agatha si sentono vicini a lei come a nessun altro prima e decidono di ritrovare sua madre. E da quel momento per loro ogni cosa cambia. Scoprono che non è mai troppo tardi per vivere appieno la vita, per lasciarsi trascinare da un desiderio, per permettere all’amore di meravigliare ancora. E Millie è pronta ad imparare che non tutto ha una risposta e che questa è la magia del futuro. La magia di sapere che lungo la strada si perdono delle cose, ma che c’è sempre il modo per ritrovarle.

Ci sono modi e modi per scrivere successi e ve lo voglio dire chiaramente: Autori come Vanessa Diffenbaugh ci riescono in un modo che travolge, in un modo che rimane attaccato alla pelle per sempre. E poi ci sono Autori come questa Brooke Davis che ci provano, ma non ci riescono per nulla.
Onestamente mi sento anche ingannata, dal momento che è chiaro su quale perno giri il romanzo, inutile che aggiunga altro, chi è astuto per capire, capisca, chi non ha capito se lo provi a leggere e poi si farà la sua recensione.
Ma il nervoso mi è rimasto appiccicato e la cosa risulta negativa per l’Autrice che ha perso sicuramente una lettrice.

Ma adesso passiamo su un piano serio: il libro non è brutto e basta. E’ ottimo, se lo guardi con una certa angolazione, piuttosto di sbieco: alla fine a certe cose, nella vita, non è davvero facile dare risposta e in questo libro ci sono temi piuttosto importanti che non vanno assolutamente ignorati: la responsabilità genitoriale, il senso umano del nostro essere umani (scusate il gioco di parole), la magia dell’essere bambini (e qui alludo anche al titolo, che c’entra il perso e il ritrovato?)
La verità è che l’Autrice ci tiene incollati nella lettura con la falsa promessa del ritrovamento della madre, cosa che non avviene! Del destino della bambina un accenno sommario che liquida il tutto così… a quel punto la storia decade e a me dà noia.

Il POV è prevalentemente quello della bambina, dalla quale assisteremo alla magia strana e creativa che solo un bambino può esternare, quel mondo visto e vissuto in un certo modo, quel mondo bizzarro che assomiglia molto al Mago di Oz, quella purezza e quell’aura di innocenza che possiedono i bambini.
Ma avremo modo anche di leggere la storia anche attraverso gli altri due personaggi: Karl e Agatha, entrambi anziani, entrambi con una vena (molto grossa) di follia.

Un’altra particolarità è l’argomento della morte, inteso come perdita, tutti i personaggi che incontreremo avranno perso qualcuno e ne soffrono in modo più o meno vistoso.
Millie ha iniziato il suo quaderno delle cose morte quando è morto il suo primo cane, da lì a seguire la lista si è molto allungata e, in questa lista, ci saranno anche mosche, ragni ecc.

In conclusione, a voi la scelta di leggerlo. Io ho solo ricordato la magnificenza narrativa di Vanessa Diffenbaugh.
Alla prossima, lettori!!

Annunci
Pubblicato in: 2017, Kindle - letture digitali., Narrativa, Sentimenti, Sociale

La potenza del mondo onirico

È quasi sera, l’aria è tiepida e le sfavillanti luci della Quarantottesima strada si stanno accendendo una per una. A Kate sembra quasi che stiano indicando il percorso del suo cammino. Non le manca proprio niente per essere di nuovo felice: ama il suo lavoro di musicoterapeuta e, a casa, il suo compagno Dan la sta aspettando per portarla alla grande festa che ha organizzato per festeggiare il loro fidanzamento. Ma anche se non riesce a confessarlo nemmeno a sé stessa, Kate non ha ancora superato il dolore che si nasconde nel suo passato. Perché dodici anni prima l’uomo che amava più di tutti al mondo, Patrick, suo marito, se n’era andato, all’improvviso, proprio prima di confidarle un segreto che avrebbe cambiato per sempre la loro vita. Kate non è mai riuscita a scoprire di cosa si trattasse. Eppure adesso, quando tutto sembra lontano, Patrick inizia ad apparirle in sogno. È insieme a una bambina, e stanno cercando di dirle qualcosa. All’inizio Kate crede sia solo un incubo. Ma quando per caso conosce una bambina identica a quella del sogno, capisce di non potere più ignorare il passato.
Perché negli occhi di quella ragazzina si nasconde una rivelazione sconvolgente, un segreto lontano, forse lo stesso che Patrick avrebbe voluto rivelarle anni prima. E che forse adesso può far guardare Kate al futuro con occhi nuovi. Occhi pieni di luce e gioia, come quelli che brillano di fronte a una nuova alba.

Questo libro doveva avere un altro nome, il nome di un libro che non ho ancora letto, che si intitola: -La magia delle cose perse e ritrovate-, titolo molto attinente per questa trama così intensa!

La protagonista Kate, dopo aver detto sì al suo annuncio di fidanzamento, sembrerebbe tornare felice, dopo dodici lunghi anni finalmente! Ma non è così: ha semplicemente lasciato passar il tempo, lasciandosi trasportare come una foglia sul velo liquido di un placido fiume.
-Quando all’alba saremo vicini-, ovvero quando inizieranno i sogni, così diversi da quelli tradizionali, così tremendamente nitidi e reali, le emozioni diventeranno travolgenti, forti e vivide, diventerà impossibile non sentirsi il groppo alla gola immaginando la drastica eventualità di una nostra solitudine: impossibile quindi, evitare la forte empatia nei confronti della storia di Kate.
I sogni continueranno e, i sogni, sono la chiave di volta del romanzo: trovo molto azzeccato il fatto che, in quei sogni ci si è aggrappata con i denti per riprovare (ovvio) nuovamente la gioia di stare con il marito perduto (drammaticamente perso in un incidente stradale), ma i sogni le serviranno per comprendere davvero e fino in fondo, il falso rapporto avuto con il suo attuale fidanzato Dan.

In quei sogni conoscerà sua figlia, nata dal marito perduto, in quella vita parallela dove il mondo che lei conosce è andato in direzioni diverse da “se non fosse accaduta una tale situazione“, e sarà proprio la figlia adolescente nella vita parallela che la spingerà in un percorso di ricerca che la porterà sull’orlo della follia, su una giostra cattiva di felicità e profonda depressione: perché alcune cose corrispondono a realtà? Anche quando lei era all’oscuro? Oppure che dire di luoghi nati in posti in cui lei non andava da anni? Lo avrà sentito ed elaborato inconsciamente? Oppure in quella vita qualcosa è reale?

Kate quindi, con fatica, cerca di scindere le due realtà, cercando di non piombare troppo nella delusione quando una persona che cercava non c’era più, oppure un posto dell’altra realtà non corrispondeva mentre altri sì.

Tuttavia, un lettore attento si accorgerà del fatto che il processo di guarigione è iniziato, processo che le ha donato nuova fiducia, nuove prospettive e forza per aprire la vela della sua vita e ridimensionare la rotta.
Per coloro che non se ne accorgeranno subito, l’autrice ci riserva uno dei molti sogni, ad alto contenuto simbolico, e sarà inevitabile non capire che la protagonista sta guarendo.

Sintetizzando, nel complesso è davvero un ottimo libro, per me solo un evento è piuttosto inverosimile, ma lo è per me, che sono un individuo egoista e poco sociale.
La trama è di un intensità travolgente, i personaggi sono talmente ben delineati che è difficile criticarli; le tematiche che scorrono in questo libro sono molto importanti e delicate: parliamo di adozioni, di bambini speciali esclusi dalla vita di terzi come oggetti rotti, non ha tutti è destinata la bontà d’animo che coinvolge alcuni dei personaggi di questa storia.

Il libro ricorda dolorosamente il capolavoro di Vanessa Diffenbaugh –Il linguaggio segreto dei fiori-, senza offese, non è a quel livello ma non si discosta molto, il problema è che la Diffenbaugh ha una modalità di esporre che pochissimi riescono a riprodurre.

Consigliato!

Pubblicato in: 2017, Narrativa, Sociale, Storico, Vetrina dei Libri

“L’Ammerikano” di Pietro De Sarlo (Review Party)

Un caloroso saluto popolo libroso, anche se non sembra io e Pier continuiamo a leggere e, in questa serata, vi presentiamo questo Review Party, una interessante iniziativa di Saper Scrivere!

Pietro De Sarlo vi presenta –L’Ammerikano– un interessante libro ambientato sia nella nostra Italia, che nella ‘lontana’ America, dagli inizi del ‘900 ai giorni nostri!

Il tranquillo scorrere della vita a Monte Saraceno, un piccolo paese dell’appennino lucano, viene sconvolto dall’arrivo di un uomo dal passato oscuro e inquietante: l’Ammerikano. Wilber Boscom, l’ultimo discendente di una coppia emigrata clandestinamente negli Stati Uniti, ha appena portato a compimento la sua personale e atroce vendetta contro una famiglia mafiosa italo-americana, gli Zambrino, ed è per questo costretto a fuggire per evitare sanguinose ritorsioni.
Ma appena l’uomo approda nel piccolo centro all’ombra dei pozzi di petrolio della Val D’Agri, il suo passato si intreccia con la placida realtà del luogo, alterandone inevitabilmente gli equilibri e innescando una sequenza di eventi che vede in Vincenzo, un suo lontano parente, un contraltare perfetto del protagonista.
La fitta trama di questo libro si snoda in modo piacevole, alternando tragedia e commedia, noir e rosa, ma tenendo sempre alto il livello emotivo della narrazione, e ciò che scorre sotto la superficie del romanzo, condotto con uno stile avvincente e al contempo ironico, è una sovrapposizione di strati splendidamente contrastanti, dove finanza e traffici internazionali si mischiano alle tradizioni e ai vizi di un’Italia che non c’è più. Che crediamo non ci sia più…

Vi proponiamo qui i nostri appunti, pensieri emersi durante la lettura e opinioni varie

GEMELLI DIVERSI
—————

Le vie della genetica umana sono lunghe, tortuose e inestricabilmente complesse.
Due vite parallele di due uomini, di qua e di là dell’Oceano Atlantico, sottilmente legati da lontani antenati comuni e da una fisionomia quasi identica.
L’uno conduce una vita americana con un iter tipicamente WASP, in una famiglia agiata, titolare di un cantiere navale per yacht privati, e con brillanti prospettive per il futuro, salvo poi imboccare una via discendente che, fra alterne vicende, lo porterà in Europa, nella terra natale dei suoi antenati.
L’altro è l’ultimo scalcinato discendente di un’antica famiglia un tempo facoltosa che dominava con le sue ricchezze l’intero suo paese natìo. Questi, privo di ambizioni di sorta, vive all’ombra della moglie, donna di forte carattere, trascinando la sua vita nella inalterata monotonia, alternata fra la gestione di una piccola bottega d’alimentari e le chiacchere di paese, ferme nella granitica forma mentis di convinzioni rigidamente tradizionaliste e poco aperte (anche se con poche eccezioni) alle innovazioni del mondo moderno.
L’Autore, partendo da questi due personaggi, ma con l’indispensabile corredo di co-protagonisti, costruisce un veritiero affresco narrativo, la cui fluidità d’esposizione mantiene come una calamita il lettore attaccato al libro fino al finale a sorpresa (ma neanche tanto), spaziante nell’arco di un secolo, toccando temi importanti come il fenomeno dell’emigrazione di massa di innumerevoli Meridionali italici e delle loro peripezie nella traversata oceanica e dell’accoglienza non proprio lusinghiera nella patria dei WASP.
Una veloce carrellata dei primi anni del Novecento fino ai primi effetti del “Boom” economico degli Anni Sessanta, nell’Italia del grande sviluppo industriale, visto e sperimentato attraverso il filtro della società del paesino lucano di Monte Saraceno, teatro quasi unico di una genesi di Linee di Vita che dopo tante decadi, risolvono i loro nodi nel loro luogo d’origine. (Pier)

MATRIOSKA STORICA
—————

«Wilber non credeva ai piani dettagliati e perfettamente organizzati, ma solo a dei canovacci che richiedevano prontezza di riflessi e rapidità nel cogliere le occasioni».

Mi chiedo invece, se l’Autore abbia creato un piano perfetto per questo libro, che è una perla di lettura.
-L’Ammerikano- è una lettura per tutti i palati librofili, un libro (lungo al punto giusto) che tocca svariate tematiche: l’antichità del passato, la quotidianità di un paese, l’ironia della sorte, il dolore della perdita, i misteri di un giallo, le tinte fosche di un film mafioso e molti altri aspetti della nostra esistenza.

«Non dovete pensare che siano i politici a dover cambiare, siete voi a dover modificare la vostra mentalità»

Ed ecco che abbiamo il vero protagonista di tutto il romanzo, abilmente narrato in stile matrioska: Wilber Boscom. Un uomo finito che cerca disperatamente la sua vendetta.
Così, in un incipit tutto casalingo…

«Vince’ tu si’ fesso»
«Rusì, e che è stato? Cosa ho fatto?»
«Vince’ tu si’ fesso e pure strunz’!»

…comincia la storia dell’Ammerikano, storia che va a intrecciarsi con l’albero genealogico della famiglia Ametrano. Una storia che amo considerare una matrioska, giacche ci ritroviamo diversi capitoli che esordiscono con la sfuriata della cara “Rusì” e proseguono, senza quasi accorgersene, a parlare del passato, inteso come vita antica, con i suoi oggetti i cui nomi è difficile ricordare, oggetti oggi sostituiti dai comuni elettrodomestici e che ti chiedi come facevano a vivere senza lavatrice oppure senza congelatore ecc… ma indovina un po’: vivevano lo stesso!
E’ che diciamocelo chiaro: ogni generazione rimpiange un passato svanito, perché viviamo in una società che è sempre più ansiosa e travolgente.

La prosa è molto scorrevole, il libro non ha MAI momenti noiosi, i personaggi rimangono fedeli alla loro personalità.; la nostra matrioska ci porta nei meandri delle vicende di molti personaggi e lo fa con notevole maestria, esplodendo in un finale totalmente spiazzante com’è giusto che sia la fine di un libro!
Voto alto per Pietro De Sarlo e grazie a Saper Scrivere, agenzia letteraria che seleziona e sostiene davvero ottimi Autori! (Sonia)

Gli altri blog partecipanti:
– Leggere è magia: click
– Chicchi di pensieri: click
– Il mio mondo inventato: click
Nessun cancello, nessuna serratura: click

Pubblicato in: 2017, Kindle - letture digitali., Narrativa, Sociale, Storico

Tutto e niente.

In un giorno d’autunno del 1686, la diciottenne Petronella Oortman Nella-fra-le-nuvole è il soprannome datole da sua mamma – bussa alla porta di una casa nel quartiere più benestante di Amsterdam. È arrivata dalla campagna con il suo pappagallo Peebo, per iniziare una nuova vita come moglie dell’illustre mercante Johannes Brandt. Ma l’accoglienza è tutt’altra da quella che Nella si attendeva: invece del consorte trova la sua indisponente sorella, Marin Brandt; nella camera di Marin, Nella scopre appassionati messaggi nascosti tra le pagine di libri esotici; e anche quando Johannes torna da uno dei suoi viaggi, evita accuratamente di dormire con Nella, e anche solo di sfiorarla. Anzi, quando Nella gli si avvicina, seduttiva, memore dell’insegnamento della mamma (“Il tuo corpo è la chiave, tesoro mio”), lui la respinge. L’unica attenzione che Johannes riserva a Nella è uno strano dono, la miniatura della loro casa e l’invito ad arredarla. Sembra una beffa. Eppure Nella, che si sente ospite in casa propria, non si perde d’animo e si rivolge all’unico miniaturista che trova ad Amsterdam. Nella rimane affascinata da questa enigmatica figura che sembra sfuggirle continuamente, anche se tra loro si mantiene un dialogo sempre più fitto, senza parole, ma attraverso piccoli, straordinari manufatti che raccontano i misteri di casa Brandt. Amore e tradimento, rancori e ossessioni, sesso e sete di ricchezza s’incontrano tra i canali di Amsterdam…

Tutto e niente, ovvero parte del motto adottato dal miniaturista. Questo è un libro strano: né bello né brutto, particolare sì, parecchio, forse non adatto a tutti i tipi di lettori ma da provare sicuramente.

In primis, l’affresco storico sull’immaginaria tela di Amsterdam è molto vivido, presente sempre tra le righe, per quanto riguarda costume e società; in secondo luogo, la trama: davvero un qualcosa di vertiginoso, coinvolgente, il desiderio sfrenato di andare avanti a scoprire chi diavolo è questo così talentuoso miniaturista; per non parlare delle numerose sotto-rame e della moltitudine di segreti: la casa respira, è viva.
Anche la casa in miniatura, regalata dal marito, è viva: è profetica e parla, anche se Petronella è troppo giovane e non sa cogliere i messaggi dietro il velo.
Parliamo un po’ di lei, credo che sia il personaggio meno riuscito, per quanto riguarda l’esposizione comportamentale, ma ci ho pensato, la causa è dovuta al fatto che noi non abbiamo potuto vederla crescere ed evolvere, quindi le sue anomalie riguardanti la sfera della maturità possono anche non essere viste come difetti, ma semplicemente come evoluzione velocizzata.
Tutti gli altri personaggi mi sono piaciuti tantissimo, così calzanti con l’epoca, ma così diversi e a loro modo ribelli. Sì, li trovo ben riusciti.

Ciò che non manca mai è la società bigotta, per fortuna anche in questa storia abbiamo delle perle di umanità, altrimenti che demoralizzazione!

Tutto il libro è cosparso di simbolismo, vi sono una moltitudine di messaggi nascosti dietro criptiche parole. Lo sbigottimento non mancherà.
Ne consiglio la lettura, è necessario farsi una propria opinione!

Pubblicato in: Animali, condivisioni, Sociale

Aiutiamo l’apicoltura

Dal momento che il mio interesse per l’apicoltura è in crescita, direi che mi piacerebbe istruire i nostri fan lettori con questo post.Anche se non avete api, potete aiutarle imparando a riconoscere questo insetto devastante. Leggete l’articolo linkato sotto l’immagine per favore!

Vespa Velutina, api in pericolo! CONDIVIDETE!

vv

Sorgente: Vespa Velutina, api in pericolo! CONDIVIDETE!

Pubblicato in: 2017, Dark, Giallo, Narrativa, Psico-Thriller, Sociale, Thriller, Vetrina dei Libri

Uomini che odiano le donne, sempre e comunque!

Alisa e Buba sono due sicari. Entrambi sono professionali, spietati, ben noti nell’ambiente. Lavorano insieme, ma non potrebbero essere più diversi. Buba è un uomo possente, maniacale, una perfetta macchina di morte dal passato ambiguo e oscuro. Alisa è una sopravvissuta. Si porta dietro il fardello di un’infanzia trascorsa tra violenze e angherie, tra abusi e povertà: è cresciuta ai margini di una società feroce e impietosa. Quando viene commissionato loro l’omicidio di un piccolo camorrista, scoprono che si tratta di una trappola architettata da un uomo potente e determinato, chiamato “il boss”, e di cui si sa una cosa sola: il suo obiettivo è catturare Alisa, catturarla viva. Andando a ritroso nella memoria, esplorando i tormenti e le violenze subite nella sua vita, Alisa dovrà capire chi si nasconde dietro la grande macchinazione congegnata ai suoi danni. Lei e Buba dovranno addentrarsi tra i quartieri di Napoli e negli antri bui della mente umana, per scoprire quanto profondo e devastante possa essere l’odio di un uomo tradito.

Leggere questo libro è stata un’apnea emozionale!

Conoscere un nuovo Autore è sempre un po’ così, in dubbio, è come nella vita reale quando ti trovi in una nuova compagnia o comincia a frequentare nuove persone, in dubbio.

Questi sono i miei primi ricordi.
Non hanno un ordine logico, non possiamo darglielo, possiamo crearlo, ma per loro natura i ricordi non ce l’hanno. La memoria è fatta di materia onirica, un libro di storia con le pagine messe a caso.

La storia inizia “tranquilla”, se così si può dire: tranquilla, questa Napoli feroce non ci può stare! E con questo palcoscenico dal sapore crudo e autentico, veniamo a conoscenza di Alisa e Buba. E’ lei, è Alisa la protagonista assoluta di questo mondo di uomini che odiano le donne, è lei che qualcuno vuole, qualcuno che ha accumulato talmente tanto odio, fredda collera inespressa, da creare una ragnatela così fitta di mosse, da riuscire infine ad ottenere l’oggetto “dei suoi desideri”.

Il libro si alterna sapientemente tra capitoli che raccontano l’attuale tempo di narrazione, e capitoli che svelano il passato, raccontandoci dal POV (punto di vista) della protagonista stessa, ciò che ha subìto Alisa: angherie di inimmaginabili bassezze. Ma che non hanno fatto di lei un mostro. Questa protagonista femminile, così in contrasto con l’ambiente in cui è nata e cresciuta, anelava soltanto a condurre una vita “normale”, ma la vita (malavita), in certi luoghi del pianeta, assume connotazioni di normalità distorte e malate. Così Alisa è diventata un sicario.

Uccidere per vivere è una regola che ha solo due eccezioni:
niente bambini e niente di personale. Per il resto, tutto è permesso.

Lei e Buba, di cui scopriremo notizie e storia dalla sapiente penna di Diego Di Dio, affronteranno questa “dannata” storia fino alla fine, quando i loro volti saranno completamente intrisi nel sangue della vendetta. Di uomini che odiano le donne. Perché di questo stiamo parlando, non di ignoranza (non del tutto), ma di cattiveria ai limiti del sopportabile, di strade a senso unico prive di qualsiasi sbocco di speranza. Perché alla fine la corruzione dei soldi entra nel sangue e ti trasforma in qualcosa che non si dovrebbe essere, qualcosa che finirà comunque male.

Non c’è spazio per la serenità nel cuore dell’uomo.

I dialoghi sono eccezionali, l’Autore ci regala molte frasi dialettali, ma è lo stile narrativo che lascia spiazzati, degno del miglior Dan Brown in circolazione e per quanto riguarda la trama? A fine lettura tremavo, ve lo giuro. Sono arrivata davanti a Pier e le uniche parole che sono riuscita a dirgli sono state queste: -ho finito- Tutt’ora mi sento intontita dalla bravura di Diego e mi sono chiesta se ridesse sotto i baffi mentre portava la trama dove lui voleva, in modo sottile. Probabilmente la mia recensione non renderà giustizia alla sua bravura. Questa storia, che non lascia spazio a niente di quello a cui sono abituata nel Fantasy, storie di realtà crude, di bisogni immediati e di disperazione abissale è forte e potente: mozzafiato è la giusta definizione. Degno del miglior Wulf Dorn. Quanti nomi che sto facendo vero? Provatelo e provate a smentirmi, quando vi dico che -Fore Morra- è un Best Seller.
Ma non è solo Napoli, non è solo camorra. -Fore Morra- rimane coi piedi per terra, ma per fortuna non è solo sangue e pallottole, come scopriremo quando conosceremo hobby e passioni di Buba. -Fore Morra- è una famiglia, qualcuno che ti prende per mano e fa di tutto per proteggerti. E’ davvero un capolavoro, 5 stelle non sono sufficienti!

Sperai di poter aiutare Pavella per i mesi a venire, ascoltando le sue rime stupide e ridendo del suo sculettare esagerato. Ma non appena il tramonto cominciò a scendere sulla stazione, Pavella disse di smettere. E io sapevo il perché.

Tutto è coerente, i personaggi sono descritti molto, molto bene. Nessun  passo poco chiaro. Una narrativa impeccabile.
Questo è nel modo più assoluto un libro da acquistare! Acquista su Amazon

Pubblicato in: 2017, Fantasy, Kindle - letture digitali., Sociale

Una storia, molte (scomode) verità

Emma è cresciuta tra umani, ma si nutre solo di miele, acqua all’arancia e fiori, i suoi occhi confondono il rosso con il nero, ma la sua vista è ottima anche al buio. Nel suo mondo qualcuno la vuole morta, i Sommers, suoi genitori adottivi, moriranno in un incidente d’auto, causato da uno sciame di api, prima del compimento della sua maggiore età. La sua copertura nel mondo degli umani è saltata e lei non lo sa. Deve essere ancora protetta. Il giorno del funerale dei Sommers, conoscerà Luca Evans, che le offrirà un lavoro al “Nettare”, un locale per vegani nel cuore di Parigi. Un luogo a forma di “Margherita”, dove troverà protezione e amore. Dove i suoi bisogni primari, come li chiamava Alexandre, il padre adottivo, saranno soddisfatti. Dietro tutto questo c’è Adrien Northman, Capitano di sua maestà l’Ape Regina e Comandante delle sue guardie, fuco semi-immortale con istinti sessuali umani, che oltre ad averla salvata da morte certa, l’ha scelta come sua compagna: non può amare altre che lei. Quando Emma lo incontrerà, il giorno del suo diciottesimo compleanno, l’aroma di “Miele, Agrumi e Spezie” che lui emana, le farà perdere la testa e desiderare di essere la sua donna. Solo la forte attrazione che prova per Adrien, la spingerà a indagare sulla sua vera natura. Ma le difficoltà incontrate nel decifrare i segnali che i suoi simili le mandano, la faranno giungere a conclusioni sbagliate. Crederà di essere la sorella dell’Ape Regina e diverrà così l’amante del proprio uomo, credendolo destinato a un’altra. Emma, cresciuta al riparo dai Sommers, si sente così lontana da tutto quel mondo di api. L’unica certezza è il suo filo conduttore: Adrien Northman. L’Ape umana, desiderabile più di ogni altra cosa.

Sull’onda emotiva degli ultimi tempi, fortemente legata alle api, non potevo non leggere (finalmente) il libro d’esordio di Sandra, dopo aver letto -Il colore dell’uva matura-, ho capito che Sandra è una garanzia in quanto a buone letture.

Ci troviamo ovviamente di fronte a una storia Fantasy, dove le nozioni sulle api hanno delle imprecisioni che a livello di trama non danno fastidio. L’incipit è un vero gioiello in stile -Alice nel paese delle meraviglie-, e sebbene si sappia già molto della trama (dalla quarta di copertina), Sandra sa bene come tenere legata l’attenzione dei suoi lettori, già dal suo primo libro, infatti la spinta motivazionale sta nello scoprire esattamente com’è disegnato questo umanoide/ape dell’immaginario di Sandra. Non tarderemo infatti a scoprirlo!

Partiamo dal presupposto che non è un libro adatto per bambini, nonostante la cover ne dia l’idea: contiene esplicite immagini di sesso, che a parer mio sono disegnate in un modo estremamente particolare: non è la solita scena ricercata di sesso sfrenato, ma il significato stesso di riproduzione, atto a perseguire la specie, anche se, il fuco protagonista è anche in parte umano, con appetiti relativi alla nostra specie. Ad ogni modo non ci troviamo sesso in continuazione, ma quando c’è, è dettato da un bisogno primario naturale. E questo mi è piaciuto moltissimo!

Nella prima parte del libro, i capitoli sono strutturati presente/passato, questo sino alla dipartita dei poveri coniugi Sommers (non è spoiler nemmeno questo, visto che è in quarta di copertina ^^), poi la trama prosegue nella ricerca della vera identità di Emma, è una persona intelligente, ma troppo umile e il percorso di conoscenza è pesante e molto sofferente.
Il libro non è MAI noioso, i fatti non vengono esposti subito, bensì con sapiente maestria. I personaggi sono ben riusciti, il loro dialoghi sono coerenti e non fanno polpettone, ma si distinguono molto bene. Adrien non è il solito maschio che troviamo nei libri, lui dimostra da subito una dualità fortissima: dolce e premuroso ma anche malizioso e conturbante: una vera bomba secondo me 😉

Ma le vere star di questo volume, gli argomenti per i quali Sandra Rotondo ha creato questa storia, sono il veganismo e la vivisezione, come e quando dovrete scoprirlo leggendo il libro. Fatto sta che Sandra Rotondo ha scritto il libro che avrei voluto scrivere io 25 anni fa! Una storia ben strutturata che urla alle persone che non lo sanno l’orrore che si cela dietro ai prodotti di bellezza (e simili), al cibo (carni e derivati), e, ragazzi, quanta verità. Quanta!

E’ di sicuro un libro che va letto, anche perché non è auto-conclusivo.

Pubblicato in: 2017, Animali, Fantasy, Kindle - letture digitali., Narrativa, Sociale

Sublimi mondi in miniatura!

Quando Flora 717 emerge dalla sua celletta, nella Sala degli Arrivi, il suo destino sembra già tracciato. È un’ape operaia: la sua è la casta più umile dell’alveare, dove il lavoro e il sacrificio sono considerate le più alte virtù. Ma qualcosa, una mutazione, la distingue dalle sue sorelle, rendendola al contempo una minaccia e una risorsa irrinunciabile per la sua comunità. Poco a poco, Flora si fa strada nella gerarchia spietata dell’alveare. Il coraggio e la devozione dimostrati nel proteggere e servire la Regina le aprono addirittura le porte delle sue stanze private, ma lì Flora scopre qualcosa che non avrebbe dovuto sapere… Una minaccia incombe sull’alveare, ma il pericolo più grande, Flora ormai l’ha capito, viene proprio dal suo interno. Di chi fidarsi? Non certo delle misteriose Sacerdotesse della Salvia che tramano nei recessi dell’alveare e controllano le menti di tutte le sorelle. Flora non può rischiare, tanto più che lei stessa nasconde un segreto. Un istinto più forte della sua indole servile conduce ormai le sue azioni, mettendola in conflitto con la sua natura, il suo cuore e la sua società. Per Flora sarà il momento di prendere in mano il suo destino e quello del suo mondo.

Quando lessi, qualche anno fa, –Parlando con le Api-, trovai una storia fantastica, che narrava le vicende di alcune persone intrecciate con la vita quotidiana delle api. Ricordo che, l’emozione fu talmente intensa, che ho finito il libro tra le lacrime, tanto che l’ho trovato coinvolgente. In particolare ricordo questa sensazione, molto forte, dell’ape vista come pet, come animale domestico, come amico insomma.

-Bees -la fortezza delle Api- invece, ci porta sin dentro il loro complesso modo di vivere, ci dona una storia non meno intensa, dove le api si svelano in tutta la loro prorompente intelligenza, in questo mondo antropomorfico.

Ma andiamo per ordine: la frase promozionale sulla copertina – “La fattoria degli animali incontra la generazione di Hunger Games”- Attenzione, ci sta citare il capolavoro di Orwell (che presto dovrò leggere anche io), ma, per favore, vorrei ardentemente sapere cosa c’entra Hunger Games con quest’opera!? Hunger Games è un vero distopico a tutti gli effetti, dove ci troviamo di fronte ad una grande élite di potere e ricchezza e diversi villaggi di fame e povertà, però funziona così da 100 anni, fino a quando non arriva la ‘ghiandaia imitatrice’, ovvero colei che modificherà e spezzerà il regime governativo attuale. Il tutto si snoda in una trilogia trasposta anche sui grandi schermi (e molto bella anche!)
Bees è tutt’altra storia, qui vige la legge della Natura.

Secondo punto.
Come nella lettura di -Parlando con le Api-, ricordo l’amarezza e la delusione nel constatare le recensioni scadenti presenti su Amazon. Recensioni che nemmeno esistono più, visto che hanno rimosso il libro, rimettendolo l’anno dopo e facendo perdere le poche recensioni che aveva. Ho dovuto persino rimettere la mia.
Anche in questo libro -Bees-, uscito quasi da due anni, ho letto solo recensioni al di sotto delle mie aspettative: alcune non positive, alcune (scusate) insignificanti, una soltanto merita.

-Bees – la fortezza delle Api- è uno straordinario percorso fin dentro l’alveare, la narrazione è ricca di nozioni biologiche e comportamentali riguardanti il mondo delle api: è eccezionale osservare, tramite la protagonista, come questi magici insetti, interagiscano tra loro tramite olfatto, codici comportamentali, chimica, contatti fisici e mentali, danze, vibrazioni e molto altro.
E’ magico!

Tutte le api nascono uguali (per quelle imperfette vedremo dopo), ma nel mondo di Flora 717, capiamo che sono divise per caste, ognuna di queste caste ha attitudini specifiche per un determinato compito: le bottinatrici, quelle più famose che tutti conosciamo; le balie (casta del cardo), appassionate e dedite alle larve in tutte le fasi di crescita. Le Cardo, tra l’altro, sono una casta nobile, quelle più vicine alla Regina, la quale depone qualcosa come 1000 uova al giorno. Poi ci sono caste che si occupano del cibo, altre che si occupano del trasporto del miele, altre adibite solo alla produzione di cera, fino a giungere a caste meno piacevoli come ‘la polizia della fertilità’, e qui rispondo alla parentesi sulle api imperfette (qui forse la menzione a Hunger Games, per la brutalità di determinate scene), la casta delle Sacerdotesse della Salvia, mistiche e angoscianti e tante altre… Tutte queste caste, hanno parti di loro atrofizzate e parti invece (relative alla loro mansione) vive e pulsanti.
Ovviamente facciamo questa precisazione: non sono né un’autorità nel settore, né una neofita riguardo al meraviglioso mondo delle api, quindi non  posso dire e sapere con certezza quali dati sono scientificamente reali e quali invece frutto della magnifica narrazione dell’Autrice. Alcuni comportamenti li conosco con certezza, come le ‘bollenti attenzioni ‘ riservate ad ospiti non graditi :)) Ma andiamo avanti.

Flora 717. Nasce appartenente alla casta più umile dell’alveare: spazzina! Ma è diversa dalle sue sorelle. Loro hanno la lingua atrofizzata e non parlano correttamente, lei sì; loro hanno l’impulso di pulire e pulire e pulire e stanno sino alle antenne in mezzo a cadaveri (e in un alveare, lo vedremo, c’è una mortalità altissima), feci e deiezioni varie e sono viste con disprezzo e disgusto, ma di contro sono fondamentali per l’alveare. Flora no, lei vuole di più. Anela al sapere e al volare, anela a qualcosa che infrange la legge primaria dell’alveare stesso. E’ un eretica, ma è anche la protagonista di questo libro che difficilmente non ameremo.
Lei affronterà un percorso di crescita, che l’Autrice ha sfruttato per mostrarci l’alveare nei suoi particolari, Flora sarà addirittura al cospetto della Regina e per qualche ora sarà la sua damigella, visiterà persino la biblioteca reale! (anche qui una trovata bellissima per mostrare al lettore la mente e la cultura dell’Alveare).
La narrazione, come dicevo prima, è di una bellezza rara! L’incipit tra l’altro, identifica la posizione e appartenenza dell’alveare, ovviamente è di proprietà umana, questo stesso incipit sarà un delicato finale, ma non di quelli che ti fanno piangere, bensì di quelli che ti lasciano soddisfatta e serena.
Attraverso Flora, scopriamo come la mente dell’alveare e i codici (vibrazionali e olfattivi), agiscano prima ancora che la definizione prenda forma nella mente. Come per esempio durante l’attacco all’alveare, Flora si troverà con un forte impulso aggressivo e con  il pungiglione tirato fuori. Vi sono molte di queste scene, dove il corpo reagisce prima della mente (diversamente dall’uomo) scene che trovo fantastiche!
Ma perché Flora è diversa? Vorrei che trovaste la risposta voi stessi, immergendovi in questa lettura sublime!
Una narrazione a parer mio eccezionale, troviamo anche interazioni con specie diverse, che trovo molto attinenti. Passeremo un anno insieme a Flora e sverneremo con le sue sorelle, ruotando nel Glomere, fino al risveglio primaverile, regalandoci una Flora più saggia e acuta. I personaggi sono molti, dovremmo sorbirci anche l’arroganza dei fuchi: spocchiosi e superbi, ma l’Autrice ci regala una storia tenera anche a questo riguardo.

Scrivere questa recensione è stato impegnativo, mentre la lettura è stata un susseguirsi di ore al sole vissute molto bene. Credevo di avere capito il finale, ma poi ho capito che anche l’Autrice si era accorta che il finale era prevedibile e ci ha regalato una variante che ho adorato, mi ha fatto venire i brividi, perché dice molte cose, non solo narrative.
Sicuramente una lettura da 10 e lode, sappiatemi dire se volete provarci!
Lo stra-consiglio!

Pubblicato in: 2016, Giallo, Kindle - letture digitali., Narrativa, Psico-Thriller, Sociale, Thriller

E se tutti fossero ‘il maggiordomo’??

816OrDkrFqLLa vita di Rachel non è di quelle che vorresti spiare. Vive sola, non ha amici, e ogni mattina prende lo stesso treno, che la porta dalla periferia di Londra al suo grigio lavoro in città. Quel viaggio sempre uguale è il momento preferito della sua giornata. Seduta accanto al finestrino, può osservare, non vista, le case e le strade che scorrono fuori e, quando il treno si ferma puntualmente a uno stop, può spiare una coppia, un uomo e una donna senza nome che ogni mattina fanno colazione in veranda. Un appuntamento cui Rachel, nella sua solitudine, si è affezionata.
Nelle mani sapienti di Paula Hawkins, il lettore viene travolto da una serie di bugie, verità, colpi di scena e ribaltamenti della trama che rendono questo romanzo un thriller da leggere compulsivamente, con un finale ineguagliabile.
Decisamente il debutto dell’anno nel mondo anglosassone, ai vertici di tutte le classifiche.

Sono diversi mesi ormai che storgo il naso di fronte a casi editoriali, libri acclamati et similia. La ragazza del treno è uno di questi ma sono entusiasta di dire che vale tutto il clamore, tutto il parlare.

Rachel è alcolizzata, ma non è spoiler giacché è nella sinossi, si tratta di una donna devastata, che non ha più né speranze, né risorse, che non riesce nel modo più assoluto a ‘dimenticare’ Tom.
Tom è l’ex marito di Rachel, durante la lettura, emergono i motivi che hanno portato alla distruzione il loro matrimonio, i quali hanno incentivato l’alcolismo di Rachel.
Anna è la nuova moglie di Tom, insieme realizzano una bella famigliola, ma purtroppo non riescono ad essere pienamente felici perchè Rachel li stalkerizza entrambi. Tom cerca in tutti i modi di rifarsi una vita cercando di non ferire Rachel.
Poi ci sono altri personaggi interessantissimi.

Parliamo di Rachel, mi è stata sulle scatole per molte pagine, ma cercate di guardarla con occhi comprensivi: beve sino a annullarsi la memoria e quando beve fa parecchi danni.
Ogni giorno Rachel prende il treno e non vede l’ora di passare davanti alla villetta di Jess e Jason, una coppia qualunque che vive proprio nella città dove ora vivono il suo ex la nuova moglie.
Rachel è una donna perduta ormai, l’alcol è il suo unico confidente. Jess e Jason ovviamente sono nomi fittizi, che lei ha attribuito loro; ogni giorno li scruta, li osserva: per lei sono la coppia perfetta, si amano e si ameranno per sempre, perchè sono fatti l’uno per l’altra.
Purtroppo un giorno, in quella veranda vede qualcosa che non rientra nel quotidiano, da quel giorno le cose precipitano in oscuri meandri sporchi di alcol e sangue. Ma Rachel non ricorda, più beve e meno riesce a ricostruire.
Che cosa è successo quel sabato fatidico? E’ stata lei? Oppure no?

In un romanzo di carattere avvincente, con diversi punti di vista, una storia che sembra zeppa di ‘maggiordomi’ (frase metaforica per definire l’assassino), viene difficile ad un certo punto non lasciarsi coinvolgere dalla trama e, se non avete appuntamenti di lavoro, rischiate di fare sera senza accorgervene.
Un libro che non perde occasione di lanciare messaggi denuncia sulla società odierna, sulla donna che deve per forza procreare, sull’alcolismo, sull’amore e sulla fiducia, frasi geniali che lasciano di stucco ed una scrittura fluida e chiara, fanno si che questo romanzo sia un Best Seller. Un thriller psicologico accattivante e morboso.
Un libro da leggere assolutamente!

Pubblicato in: 2016, Classici, Kindle - letture digitali., Narrativa, Sociale

La lepre è una metafora di vita

20150324131055_coverGiornalista quarantenne a Helsinki, Vatanen ha raggiunto quel momento dell’esistenza in cui di colpo ci si chiede quel “ma perché” che si è cercato sempre di reprimere, nascondendo a se stessi e agli altri che quel grigiore a cui si è arrivati a furia di rinunciare ai sogni, di accettare compromessi, di rassegnarsi al logoramento delle amicizie, del lavoro, degli amori, quel qualcosa in cui siamo rimasti impigliati e in cui non ci riconosciamo, è in realtà la nostra vita. Una sera, tornando in macchina da un servizio fuori città con un amico fotografo, investe una lepre, che fugge ferita nella campagna. Vatanen scende dall’automobile, la trova, la cura e, sordo ai richiami dell’amico, sparisce con lei nei boschi intorno. Da quel momento inizia il racconto delle svariate, stravaganti, spesso esilaranti peripezie di Vatanen, trasformato in un vagabondo che parte all’avventura, on the road, un wanderer senza fretta e senza meta attraverso la società e la natura, in mezzo alle selvagge foreste del Nord e alle imprevedibili reti della burocrazia, sempre accompagnato dalla sua lepre come irrinunciabile talismano. E la sua divertente e paradossale fuga dal passato diventa un viaggio iniziatico verso la libertà, la scoperta che la vita può essere reinventata ogni momento e che, se la felicità è per natura anarchica e sovversiva, si può anche provare ad avere il coraggio di inseguirla. Un libro-culto nei paesi nordici che ha creato un genere nuovo: il romanzo umoristico-ecologico.

Sempre alla ricerca di storie autentiche, che raccontino la simbiosi tra uomo e Natura, mi sono buttata a capofitto in questo libro, il cui inizio, nonostante l’incidente alla lepre (ed è un’info presente nella sinossi),  mi ha fatto venire i brividi di aspettativa.
Tuttavia no, non è stata la lettura adatta a me. Posso dividere in due questo libro:
– l’inizio, poetica decisione del protagonista di non tornare nella macchina col collega;
– la fine, quando dopo tutta la narrazione accade che, finalmente il protagonista sparisce nella natura e si capisce chiaramente che non avrebbe avuto più contatti con la società (e avrei voluto cominciare a leggere il libro da li).

Tutto sommato dai, è stata una lettura abbastanza coinvolgente, escluse tre situazioni, due delle quali mi hanno fatto fisicamente stare male; paradossalmente, le vicende di questo Autore finlandese non si discostano poi un granché dalla classica comicità scadente del classico film di Natale made in Italy, quel tipo di comicità che evito come la peste, difatti a Natale, mi discosto dalla massa che corre a vedere quella tipologia di film.

D’altro canto sono stata consapevole che è un tipo di letteratura sottile di alto livello, quelle letture che vanno al di là della mia capacità di comprensione culturale che appartiene alla classe alta di lettori, purtroppo sono un essere semplice che va cercando il torpore della magia nella Natura.

“L’anno della lepre” è un libro di alta letteratura quindi, anche se io non l’ho apprezzato. Va dalla denuncia nei confronti della superficialità umana, passando da messaggi politici, sino ad arrivare alla vastità della Natura incontaminata, unico punto, insieme alla lepre, che ho amato e sognato.

Alla fine però, non ho bisogno di questi libri denuncia, so già quanta amarezza ci sia nei dintorni dell’uomo, tutto ciò che mi interessava di questo libro era il rapporto tra protagonista e lepre, che sostanzialmente, tra alti e bassi, c’è stato sino alla fine, la lepre non è morta, come ho avuto paura accadesse, è sopravvissuta. E non poteva essere altrimenti, visto ciò che rappresentava: la libertà di essere, di vivere e di decidere.
Non esprimo consigli in merito alla lettura o alla non lettura, scegliete voi in base al vostro umore.