Pubblicato in: Animali, condivisioni, Sociale

Aiutiamo l’apicoltura

Dal momento che il mio interesse per l’apicoltura è in crescita, direi che mi piacerebbe istruire i nostri fan lettori con questo post.Anche se non avete api, potete aiutarle imparando a riconoscere questo insetto devastante. Leggete l’articolo linkato sotto l’immagine per favore!

Vespa Velutina, api in pericolo! CONDIVIDETE!

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Sorgente: Vespa Velutina, api in pericolo! CONDIVIDETE!

Pubblicato in: 2017, Dark, Giallo, Narrativa, Psico-Thriller, Sociale, Thriller, Vetrina dei Libri

Uomini che odiano le donne, sempre e comunque!

Alisa e Buba sono due sicari. Entrambi sono professionali, spietati, ben noti nell’ambiente. Lavorano insieme, ma non potrebbero essere più diversi. Buba è un uomo possente, maniacale, una perfetta macchina di morte dal passato ambiguo e oscuro. Alisa è una sopravvissuta. Si porta dietro il fardello di un’infanzia trascorsa tra violenze e angherie, tra abusi e povertà: è cresciuta ai margini di una società feroce e impietosa. Quando viene commissionato loro l’omicidio di un piccolo camorrista, scoprono che si tratta di una trappola architettata da un uomo potente e determinato, chiamato “il boss”, e di cui si sa una cosa sola: il suo obiettivo è catturare Alisa, catturarla viva. Andando a ritroso nella memoria, esplorando i tormenti e le violenze subite nella sua vita, Alisa dovrà capire chi si nasconde dietro la grande macchinazione congegnata ai suoi danni. Lei e Buba dovranno addentrarsi tra i quartieri di Napoli e negli antri bui della mente umana, per scoprire quanto profondo e devastante possa essere l’odio di un uomo tradito.

Leggere questo libro è stata un’apnea emozionale!

Conoscere un nuovo Autore è sempre un po’ così, in dubbio, è come nella vita reale quando ti trovi in una nuova compagnia o comincia a frequentare nuove persone, in dubbio.

Questi sono i miei primi ricordi.
Non hanno un ordine logico, non possiamo darglielo, possiamo crearlo, ma per loro natura i ricordi non ce l’hanno. La memoria è fatta di materia onirica, un libro di storia con le pagine messe a caso.

La storia inizia “tranquilla”, se così si può dire: tranquilla, questa Napoli feroce non ci può stare! E con questo palcoscenico dal sapore crudo e autentico, veniamo a conoscenza di Alisa e Buba. E’ lei, è Alisa la protagonista assoluta di questo mondo di uomini che odiano le donne, è lei che qualcuno vuole, qualcuno che ha accumulato talmente tanto odio, fredda collera inespressa, da creare una ragnatela così fitta di mosse, da riuscire infine ad ottenere l’oggetto “dei suoi desideri”.

Il libro si alterna sapientemente tra capitoli che raccontano l’attuale tempo di narrazione, e capitoli che svelano il passato, raccontandoci dal POV (punto di vista) della protagonista stessa, ciò che ha subìto Alisa: angherie di inimmaginabili bassezze. Ma che non hanno fatto di lei un mostro. Questa protagonista femminile, così in contrasto con l’ambiente in cui è nata e cresciuta, anelava soltanto a condurre una vita “normale”, ma la vita (malavita), in certi luoghi del pianeta, assume connotazioni di normalità distorte e malate. Così Alisa è diventata un sicario.

Uccidere per vivere è una regola che ha solo due eccezioni:
niente bambini e niente di personale. Per il resto, tutto è permesso.

Lei e Buba, di cui scopriremo notizie e storia dalla sapiente penna di Diego Di Dio, affronteranno questa “dannata” storia fino alla fine, quando i loro volti saranno completamente intrisi nel sangue della vendetta. Di uomini che odiano le donne. Perché di questo stiamo parlando, non di ignoranza (non del tutto), ma di cattiveria ai limiti del sopportabile, di strade a senso unico prive di qualsiasi sbocco di speranza. Perché alla fine la corruzione dei soldi entra nel sangue e ti trasforma in qualcosa che non si dovrebbe essere, qualcosa che finirà comunque male.

Non c’è spazio per la serenità nel cuore dell’uomo.

I dialoghi sono eccezionali, l’Autore ci regala molte frasi dialettali, ma è lo stile narrativo che lascia spiazzati, degno del miglior Dan Brown in circolazione e per quanto riguarda la trama? A fine lettura tremavo, ve lo giuro. Sono arrivata davanti a Pier e le uniche parole che sono riuscita a dirgli sono state queste: -ho finito- Tutt’ora mi sento intontita dalla bravura di Diego e mi sono chiesta se ridesse sotto i baffi mentre portava la trama dove lui voleva, in modo sottile. Probabilmente la mia recensione non renderà giustizia alla sua bravura. Questa storia, che non lascia spazio a niente di quello a cui sono abituata nel Fantasy, storie di realtà crude, di bisogni immediati e di disperazione abissale è forte e potente: mozzafiato è la giusta definizione. Degno del miglior Wulf Dorn. Quanti nomi che sto facendo vero? Provatelo e provate a smentirmi, quando vi dico che -Fore Morra- è un Best Seller.
Ma non è solo Napoli, non è solo camorra. -Fore Morra- rimane coi piedi per terra, ma per fortuna non è solo sangue e pallottole, come scopriremo quando conosceremo hobby e passioni di Buba. -Fore Morra- è una famiglia, qualcuno che ti prende per mano e fa di tutto per proteggerti. E’ davvero un capolavoro, 5 stelle non sono sufficienti!

Sperai di poter aiutare Pavella per i mesi a venire, ascoltando le sue rime stupide e ridendo del suo sculettare esagerato. Ma non appena il tramonto cominciò a scendere sulla stazione, Pavella disse di smettere. E io sapevo il perché.

Tutto è coerente, i personaggi sono descritti molto, molto bene. Nessun  passo poco chiaro. Una narrativa impeccabile.
Questo è nel modo più assoluto un libro da acquistare! Acquista su Amazon

Pubblicato in: 2017, Fantasy, Kindle - letture digitali., Sociale

Una storia, molte (scomode) verità

Emma è cresciuta tra umani, ma si nutre solo di miele, acqua all’arancia e fiori, i suoi occhi confondono il rosso con il nero, ma la sua vista è ottima anche al buio. Nel suo mondo qualcuno la vuole morta, i Sommers, suoi genitori adottivi, moriranno in un incidente d’auto, causato da uno sciame di api, prima del compimento della sua maggiore età. La sua copertura nel mondo degli umani è saltata e lei non lo sa. Deve essere ancora protetta. Il giorno del funerale dei Sommers, conoscerà Luca Evans, che le offrirà un lavoro al “Nettare”, un locale per vegani nel cuore di Parigi. Un luogo a forma di “Margherita”, dove troverà protezione e amore. Dove i suoi bisogni primari, come li chiamava Alexandre, il padre adottivo, saranno soddisfatti. Dietro tutto questo c’è Adrien Northman, Capitano di sua maestà l’Ape Regina e Comandante delle sue guardie, fuco semi-immortale con istinti sessuali umani, che oltre ad averla salvata da morte certa, l’ha scelta come sua compagna: non può amare altre che lei. Quando Emma lo incontrerà, il giorno del suo diciottesimo compleanno, l’aroma di “Miele, Agrumi e Spezie” che lui emana, le farà perdere la testa e desiderare di essere la sua donna. Solo la forte attrazione che prova per Adrien, la spingerà a indagare sulla sua vera natura. Ma le difficoltà incontrate nel decifrare i segnali che i suoi simili le mandano, la faranno giungere a conclusioni sbagliate. Crederà di essere la sorella dell’Ape Regina e diverrà così l’amante del proprio uomo, credendolo destinato a un’altra. Emma, cresciuta al riparo dai Sommers, si sente così lontana da tutto quel mondo di api. L’unica certezza è il suo filo conduttore: Adrien Northman. L’Ape umana, desiderabile più di ogni altra cosa.

Sull’onda emotiva degli ultimi tempi, fortemente legata alle api, non potevo non leggere (finalmente) il libro d’esordio di Sandra, dopo aver letto -Il colore dell’uva matura-, ho capito che Sandra è una garanzia in quanto a buone letture.

Ci troviamo ovviamente di fronte a una storia Fantasy, dove le nozioni sulle api hanno delle imprecisioni che a livello di trama non danno fastidio. L’incipit è un vero gioiello in stile -Alice nel paese delle meraviglie-, e sebbene si sappia già molto della trama (dalla quarta di copertina), Sandra sa bene come tenere legata l’attenzione dei suoi lettori, già dal suo primo libro, infatti la spinta motivazionale sta nello scoprire esattamente com’è disegnato questo umanoide/ape dell’immaginario di Sandra. Non tarderemo infatti a scoprirlo!

Partiamo dal presupposto che non è un libro adatto per bambini, nonostante la cover ne dia l’idea: contiene esplicite immagini di sesso, che a parer mio sono disegnate in un modo estremamente particolare: non è la solita scena ricercata di sesso sfrenato, ma il significato stesso di riproduzione, atto a perseguire la specie, anche se, il fuco protagonista è anche in parte umano, con appetiti relativi alla nostra specie. Ad ogni modo non ci troviamo sesso in continuazione, ma quando c’è, è dettato da un bisogno primario naturale. E questo mi è piaciuto moltissimo!

Nella prima parte del libro, i capitoli sono strutturati presente/passato, questo sino alla dipartita dei poveri coniugi Sommers (non è spoiler nemmeno questo, visto che è in quarta di copertina ^^), poi la trama prosegue nella ricerca della vera identità di Emma, è una persona intelligente, ma troppo umile e il percorso di conoscenza è pesante e molto sofferente.
Il libro non è MAI noioso, i fatti non vengono esposti subito, bensì con sapiente maestria. I personaggi sono ben riusciti, il loro dialoghi sono coerenti e non fanno polpettone, ma si distinguono molto bene. Adrien non è il solito maschio che troviamo nei libri, lui dimostra da subito una dualità fortissima: dolce e premuroso ma anche malizioso e conturbante: una vera bomba secondo me 😉

Ma le vere star di questo volume, gli argomenti per i quali Sandra Rotondo ha creato questa storia, sono il veganismo e la vivisezione, come e quando dovrete scoprirlo leggendo il libro. Fatto sta che Sandra Rotondo ha scritto il libro che avrei voluto scrivere io 25 anni fa! Una storia ben strutturata che urla alle persone che non lo sanno l’orrore che si cela dietro ai prodotti di bellezza (e simili), al cibo (carni e derivati), e, ragazzi, quanta verità. Quanta!

E’ di sicuro un libro che va letto, anche perché non è auto-conclusivo.

Pubblicato in: 2017, Animali, Fantasy, Kindle - letture digitali., Narrativa, Sociale

Sublimi mondi in miniatura!

Quando Flora 717 emerge dalla sua celletta, nella Sala degli Arrivi, il suo destino sembra già tracciato. È un’ape operaia: la sua è la casta più umile dell’alveare, dove il lavoro e il sacrificio sono considerate le più alte virtù. Ma qualcosa, una mutazione, la distingue dalle sue sorelle, rendendola al contempo una minaccia e una risorsa irrinunciabile per la sua comunità. Poco a poco, Flora si fa strada nella gerarchia spietata dell’alveare. Il coraggio e la devozione dimostrati nel proteggere e servire la Regina le aprono addirittura le porte delle sue stanze private, ma lì Flora scopre qualcosa che non avrebbe dovuto sapere… Una minaccia incombe sull’alveare, ma il pericolo più grande, Flora ormai l’ha capito, viene proprio dal suo interno. Di chi fidarsi? Non certo delle misteriose Sacerdotesse della Salvia che tramano nei recessi dell’alveare e controllano le menti di tutte le sorelle. Flora non può rischiare, tanto più che lei stessa nasconde un segreto. Un istinto più forte della sua indole servile conduce ormai le sue azioni, mettendola in conflitto con la sua natura, il suo cuore e la sua società. Per Flora sarà il momento di prendere in mano il suo destino e quello del suo mondo.

Quando lessi, qualche anno fa, –Parlando con le Api-, trovai una storia fantastica, che narrava le vicende di alcune persone intrecciate con la vita quotidiana delle api. Ricordo che, l’emozione fu talmente intensa, che ho finito il libro tra le lacrime, tanto che l’ho trovato coinvolgente. In particolare ricordo questa sensazione, molto forte, dell’ape vista come pet, come animale domestico, come amico insomma.

-Bees -la fortezza delle Api- invece, ci porta sin dentro il loro complesso modo di vivere, ci dona una storia non meno intensa, dove le api si svelano in tutta la loro prorompente intelligenza, in questo mondo antropomorfico.

Ma andiamo per ordine: la frase promozionale sulla copertina – “La fattoria degli animali incontra la generazione di Hunger Games”- Attenzione, ci sta citare il capolavoro di Orwell (che presto dovrò leggere anche io), ma, per favore, vorrei ardentemente sapere cosa c’entra Hunger Games con quest’opera!? Hunger Games è un vero distopico a tutti gli effetti, dove ci troviamo di fronte ad una grande élite di potere e ricchezza e diversi villaggi di fame e povertà, però funziona così da 100 anni, fino a quando non arriva la ‘ghiandaia imitatrice’, ovvero colei che modificherà e spezzerà il regime governativo attuale. Il tutto si snoda in una trilogia trasposta anche sui grandi schermi (e molto bella anche!)
Bees è tutt’altra storia, qui vige la legge della Natura.

Secondo punto.
Come nella lettura di -Parlando con le Api-, ricordo l’amarezza e la delusione nel constatare le recensioni scadenti presenti su Amazon. Recensioni che nemmeno esistono più, visto che hanno rimosso il libro, rimettendolo l’anno dopo e facendo perdere le poche recensioni che aveva. Ho dovuto persino rimettere la mia.
Anche in questo libro -Bees-, uscito quasi da due anni, ho letto solo recensioni al di sotto delle mie aspettative: alcune non positive, alcune (scusate) insignificanti, una soltanto merita.

-Bees – la fortezza delle Api- è uno straordinario percorso fin dentro l’alveare, la narrazione è ricca di nozioni biologiche e comportamentali riguardanti il mondo delle api: è eccezionale osservare, tramite la protagonista, come questi magici insetti, interagiscano tra loro tramite olfatto, codici comportamentali, chimica, contatti fisici e mentali, danze, vibrazioni e molto altro.
E’ magico!

Tutte le api nascono uguali (per quelle imperfette vedremo dopo), ma nel mondo di Flora 717, capiamo che sono divise per caste, ognuna di queste caste ha attitudini specifiche per un determinato compito: le bottinatrici, quelle più famose che tutti conosciamo; le balie (casta del cardo), appassionate e dedite alle larve in tutte le fasi di crescita. Le Cardo, tra l’altro, sono una casta nobile, quelle più vicine alla Regina, la quale depone qualcosa come 1000 uova al giorno. Poi ci sono caste che si occupano del cibo, altre che si occupano del trasporto del miele, altre adibite solo alla produzione di cera, fino a giungere a caste meno piacevoli come ‘la polizia della fertilità’, e qui rispondo alla parentesi sulle api imperfette (qui forse la menzione a Hunger Games, per la brutalità di determinate scene), la casta delle Sacerdotesse della Salvia, mistiche e angoscianti e tante altre… Tutte queste caste, hanno parti di loro atrofizzate e parti invece (relative alla loro mansione) vive e pulsanti.
Ovviamente facciamo questa precisazione: non sono né un’autorità nel settore, né una neofita riguardo al meraviglioso mondo delle api, quindi non  posso dire e sapere con certezza quali dati sono scientificamente reali e quali invece frutto della magnifica narrazione dell’Autrice. Alcuni comportamenti li conosco con certezza, come le ‘bollenti attenzioni ‘ riservate ad ospiti non graditi :)) Ma andiamo avanti.

Flora 717. Nasce appartenente alla casta più umile dell’alveare: spazzina! Ma è diversa dalle sue sorelle. Loro hanno la lingua atrofizzata e non parlano correttamente, lei sì; loro hanno l’impulso di pulire e pulire e pulire e stanno sino alle antenne in mezzo a cadaveri (e in un alveare, lo vedremo, c’è una mortalità altissima), feci e deiezioni varie e sono viste con disprezzo e disgusto, ma di contro sono fondamentali per l’alveare. Flora no, lei vuole di più. Anela al sapere e al volare, anela a qualcosa che infrange la legge primaria dell’alveare stesso. E’ un eretica, ma è anche la protagonista di questo libro che difficilmente non ameremo.
Lei affronterà un percorso di crescita, che l’Autrice ha sfruttato per mostrarci l’alveare nei suoi particolari, Flora sarà addirittura al cospetto della Regina e per qualche ora sarà la sua damigella, visiterà persino la biblioteca reale! (anche qui una trovata bellissima per mostrare al lettore la mente e la cultura dell’Alveare).
La narrazione, come dicevo prima, è di una bellezza rara! L’incipit tra l’altro, identifica la posizione e appartenenza dell’alveare, ovviamente è di proprietà umana, questo stesso incipit sarà un delicato finale, ma non di quelli che ti fanno piangere, bensì di quelli che ti lasciano soddisfatta e serena.
Attraverso Flora, scopriamo come la mente dell’alveare e i codici (vibrazionali e olfattivi), agiscano prima ancora che la definizione prenda forma nella mente. Come per esempio durante l’attacco all’alveare, Flora si troverà con un forte impulso aggressivo e con  il pungiglione tirato fuori. Vi sono molte di queste scene, dove il corpo reagisce prima della mente (diversamente dall’uomo) scene che trovo fantastiche!
Ma perché Flora è diversa? Vorrei che trovaste la risposta voi stessi, immergendovi in questa lettura sublime!
Una narrazione a parer mio eccezionale, troviamo anche interazioni con specie diverse, che trovo molto attinenti. Passeremo un anno insieme a Flora e sverneremo con le sue sorelle, ruotando nel Glomere, fino al risveglio primaverile, regalandoci una Flora più saggia e acuta. I personaggi sono molti, dovremmo sorbirci anche l’arroganza dei fuchi: spocchiosi e superbi, ma l’Autrice ci regala una storia tenera anche a questo riguardo.

Scrivere questa recensione è stato impegnativo, mentre la lettura è stata un susseguirsi di ore al sole vissute molto bene. Credevo di avere capito il finale, ma poi ho capito che anche l’Autrice si era accorta che il finale era prevedibile e ci ha regalato una variante che ho adorato, mi ha fatto venire i brividi, perché dice molte cose, non solo narrative.
Sicuramente una lettura da 10 e lode, sappiatemi dire se volete provarci!
Lo stra-consiglio!

Pubblicato in: 2016, Giallo, Kindle - letture digitali., Narrativa, Psico-Thriller, Sociale, Thriller

E se tutti fossero ‘il maggiordomo’??

816OrDkrFqLLa vita di Rachel non è di quelle che vorresti spiare. Vive sola, non ha amici, e ogni mattina prende lo stesso treno, che la porta dalla periferia di Londra al suo grigio lavoro in città. Quel viaggio sempre uguale è il momento preferito della sua giornata. Seduta accanto al finestrino, può osservare, non vista, le case e le strade che scorrono fuori e, quando il treno si ferma puntualmente a uno stop, può spiare una coppia, un uomo e una donna senza nome che ogni mattina fanno colazione in veranda. Un appuntamento cui Rachel, nella sua solitudine, si è affezionata.
Nelle mani sapienti di Paula Hawkins, il lettore viene travolto da una serie di bugie, verità, colpi di scena e ribaltamenti della trama che rendono questo romanzo un thriller da leggere compulsivamente, con un finale ineguagliabile.
Decisamente il debutto dell’anno nel mondo anglosassone, ai vertici di tutte le classifiche.

Sono diversi mesi ormai che storgo il naso di fronte a casi editoriali, libri acclamati et similia. La ragazza del treno è uno di questi ma sono entusiasta di dire che vale tutto il clamore, tutto il parlare.

Rachel è alcolizzata, ma non è spoiler giacché è nella sinossi, si tratta di una donna devastata, che non ha più né speranze, né risorse, che non riesce nel modo più assoluto a ‘dimenticare’ Tom.
Tom è l’ex marito di Rachel, durante la lettura, emergono i motivi che hanno portato alla distruzione il loro matrimonio, i quali hanno incentivato l’alcolismo di Rachel.
Anna è la nuova moglie di Tom, insieme realizzano una bella famigliola, ma purtroppo non riescono ad essere pienamente felici perchè Rachel li stalkerizza entrambi. Tom cerca in tutti i modi di rifarsi una vita cercando di non ferire Rachel.
Poi ci sono altri personaggi interessantissimi.

Parliamo di Rachel, mi è stata sulle scatole per molte pagine, ma cercate di guardarla con occhi comprensivi: beve sino a annullarsi la memoria e quando beve fa parecchi danni.
Ogni giorno Rachel prende il treno e non vede l’ora di passare davanti alla villetta di Jess e Jason, una coppia qualunque che vive proprio nella città dove ora vivono il suo ex la nuova moglie.
Rachel è una donna perduta ormai, l’alcol è il suo unico confidente. Jess e Jason ovviamente sono nomi fittizi, che lei ha attribuito loro; ogni giorno li scruta, li osserva: per lei sono la coppia perfetta, si amano e si ameranno per sempre, perchè sono fatti l’uno per l’altra.
Purtroppo un giorno, in quella veranda vede qualcosa che non rientra nel quotidiano, da quel giorno le cose precipitano in oscuri meandri sporchi di alcol e sangue. Ma Rachel non ricorda, più beve e meno riesce a ricostruire.
Che cosa è successo quel sabato fatidico? E’ stata lei? Oppure no?

In un romanzo di carattere avvincente, con diversi punti di vista, una storia che sembra zeppa di ‘maggiordomi’ (frase metaforica per definire l’assassino), viene difficile ad un certo punto non lasciarsi coinvolgere dalla trama e, se non avete appuntamenti di lavoro, rischiate di fare sera senza accorgervene.
Un libro che non perde occasione di lanciare messaggi denuncia sulla società odierna, sulla donna che deve per forza procreare, sull’alcolismo, sull’amore e sulla fiducia, frasi geniali che lasciano di stucco ed una scrittura fluida e chiara, fanno si che questo romanzo sia un Best Seller. Un thriller psicologico accattivante e morboso.
Un libro da leggere assolutamente!

Pubblicato in: 2016, Classici, Kindle - letture digitali., Narrativa, Sociale

La lepre è una metafora di vita

20150324131055_coverGiornalista quarantenne a Helsinki, Vatanen ha raggiunto quel momento dell’esistenza in cui di colpo ci si chiede quel “ma perché” che si è cercato sempre di reprimere, nascondendo a se stessi e agli altri che quel grigiore a cui si è arrivati a furia di rinunciare ai sogni, di accettare compromessi, di rassegnarsi al logoramento delle amicizie, del lavoro, degli amori, quel qualcosa in cui siamo rimasti impigliati e in cui non ci riconosciamo, è in realtà la nostra vita. Una sera, tornando in macchina da un servizio fuori città con un amico fotografo, investe una lepre, che fugge ferita nella campagna. Vatanen scende dall’automobile, la trova, la cura e, sordo ai richiami dell’amico, sparisce con lei nei boschi intorno. Da quel momento inizia il racconto delle svariate, stravaganti, spesso esilaranti peripezie di Vatanen, trasformato in un vagabondo che parte all’avventura, on the road, un wanderer senza fretta e senza meta attraverso la società e la natura, in mezzo alle selvagge foreste del Nord e alle imprevedibili reti della burocrazia, sempre accompagnato dalla sua lepre come irrinunciabile talismano. E la sua divertente e paradossale fuga dal passato diventa un viaggio iniziatico verso la libertà, la scoperta che la vita può essere reinventata ogni momento e che, se la felicità è per natura anarchica e sovversiva, si può anche provare ad avere il coraggio di inseguirla. Un libro-culto nei paesi nordici che ha creato un genere nuovo: il romanzo umoristico-ecologico.

Sempre alla ricerca di storie autentiche, che raccontino la simbiosi tra uomo e Natura, mi sono buttata a capofitto in questo libro, il cui inizio, nonostante l’incidente alla lepre (ed è un’info presente nella sinossi),  mi ha fatto venire i brividi di aspettativa.
Tuttavia no, non è stata la lettura adatta a me. Posso dividere in due questo libro:
– l’inizio, poetica decisione del protagonista di non tornare nella macchina col collega;
– la fine, quando dopo tutta la narrazione accade che, finalmente il protagonista sparisce nella natura e si capisce chiaramente che non avrebbe avuto più contatti con la società (e avrei voluto cominciare a leggere il libro da li).

Tutto sommato dai, è stata una lettura abbastanza coinvolgente, escluse tre situazioni, due delle quali mi hanno fatto fisicamente stare male; paradossalmente, le vicende di questo Autore finlandese non si discostano poi un granché dalla classica comicità scadente del classico film di Natale made in Italy, quel tipo di comicità che evito come la peste, difatti a Natale, mi discosto dalla massa che corre a vedere quella tipologia di film.

D’altro canto sono stata consapevole che è un tipo di letteratura sottile di alto livello, quelle letture che vanno al di là della mia capacità di comprensione culturale che appartiene alla classe alta di lettori, purtroppo sono un essere semplice che va cercando il torpore della magia nella Natura.

“L’anno della lepre” è un libro di alta letteratura quindi, anche se io non l’ho apprezzato. Va dalla denuncia nei confronti della superficialità umana, passando da messaggi politici, sino ad arrivare alla vastità della Natura incontaminata, unico punto, insieme alla lepre, che ho amato e sognato.

Alla fine però, non ho bisogno di questi libri denuncia, so già quanta amarezza ci sia nei dintorni dell’uomo, tutto ciò che mi interessava di questo libro era il rapporto tra protagonista e lepre, che sostanzialmente, tra alti e bassi, c’è stato sino alla fine, la lepre non è morta, come ho avuto paura accadesse, è sopravvissuta. E non poteva essere altrimenti, visto ciò che rappresentava: la libertà di essere, di vivere e di decidere.
Non esprimo consigli in merito alla lettura o alla non lettura, scegliete voi in base al vostro umore.

Pubblicato in: 2016, Narrativa, Poesia, Sentimenti, Sociale

Che ne saranno di sé stessi se io non esisterò più?

51GKKKxAcUL._SX329_BO1204203200_Per molti versi, avrei preferito non dover pubblicare questo libro, che non esisterebbe se una delle mie scrittrici preferite – non posso nemmeno incominciare a spiegare l’importanza che ha avuto nella mia vita, professionale ma soprattutto personale, il suo Orto di un perdigiorno – non si trovasse in condizioni di salute che non lasciano campo alla speranza. Eppure. L’orto di un perdigiorno si chiudeva con una frase che mi è sempre sembrata un modello di vita, un obiettivo da raggiungere: «Ho la dispensa piena». Oggi questa dispensa, forse proprio grazie alla sua malattia, Pia ha trovato modo di aprircela, anzi di spalancarcela. E la scopriamo davvero piena di bellezza, di serenità, di quelle che James Herriot ha chiamato cose sagge e meravigliose, di un’altra speranza. È davvero un dono meraviglioso quello che in primo luogo Pia Pera ha fatto a se stessa e che poi, per nostra fortuna, dopo lunga riflessione ha deciso di condividere con i suoi lettori. Non posso aggiungere molto, se non raccomandare con tutto il mio cuore la lettura di un libro che, come pochi altri, ci aiuta a comprendere la straordinaria avventura di stare al mondo.
Luigi Spagnol

Nell’abisso di disperazione in cui erano piombati, dopo la sciagura, potevano mai pensare a un cardellino? Ma su le loro spalle curve, sussultanti all’impeto dei singhiozzi, lui, il cardellino, – lui, lui – era venuto da sé a posarsi lieve, movendo la testolina di qua e di là, poi aveva allungato il collo, e una beccatina, di dietro, all’orecchio, come per dire che… sì, era una cosa viva di lei; viva, viva ancora, e che aveva ancora bisogno delle loro cure, dello stesso amore che avevano avuto per lei.

Il giardino non lo sa

Conoscere una Donna come Pia Pera, nel tramonto del suo essere è stato qualcosa di scoraggiante. E’ vero che andrò a leggere assolutamente tutte le cose che di lei troverò, tuttavia sarà come qualcosa che non sarà più…

Al giardino ancora non l’ho detto è una metafora sulla vita, sulle conseguenze di chi resterà dopo che ce ne saremo andati, degli esseri viventi a cui siamo legati in modo molto profondo. Il libro inizia con degli esempi riguardanti il giardino: che succederà a quella rosa quando il giardiniere quel giorno (e i giorni a venire) non si presenterà all’appuntamento? Quale pianta saprà badare a sé stessa? Molte moriranno, ma altrettante avranno l’occasione della loro vita.
Il giardiniere è Pia Pera, la quale è stata stretta nella morsa di una malattia terminale.

Un libro impostato a diario, pagine dove, nostro malgrado, assisteremo al degrado del suo corpo, che lentamente l’abbandona, la tradisce, così come lei, suo malgrado, tradisce le cure del suo giardino, affidandole a diverse mani. Mani che non sanno, mani che faranno le cose secondo i loro criteri.

Non molte pagine dopo scopriamo però per chi è profondamente preoccupata la nostra Autrice: la sua cagnolina Macchia.

Un libro stupendo, ricco di metafore e frasi da segnare, da ricordare. Mi sono trovata d’accordo su molti argomenti, come per esempio il diritto di recesso alla propria vita, senza polemica, senza sconcerto.

Un cartaceo come non ne leggevo da tempo. Ho segnato così tante frasi da averne perso il conto.
E’ un libro assolutamente da leggere!
Se siete curiosi di vedere l’album delle citazioni grafiche seguite questa pagina: VOXFORO

Pubblicato in: 2016, Kindle - letture digitali., Sentimenti, Sociale

Prorompente e significativo

downloadSuccedono cose nella vita in grado di ferirci terribilmente, cose per le quali non sempre esiste una spiegazione. Accadono e basta.
Jennifer, tutto questo, lo sa fin troppo bene. Sono passati quasi tre anni dal giorno in cui la sua vita è cambiata drasticamente. Nulla è mai più tornato come prima, nemmeno lei è la stessa di un tempo. Sì è chiusa a riccio, in un silenzio ostinato dal quale si sente protetta.
In pochi sanno la sua storia, in molti la giudicano, la prendono in giro, l’allontanano. Nessuno vuole una “sfigata” come lei nella propria cerchia di amici, come se frequentarla fosse la peggiore delle condanne. Jennifer non può fare a meno di sentirsi di troppo, inadatta e fuori luogo. Si sente incompresa e diversa da tutti, o meglio… è così che gli altri la fanno sentire.
È sola e ha paura di esserlo per sempre, ma un giorno alla sua porta si presenta Cedric, un ragazzo pronto ad aiutarla. Riuscirà a fidarsi di lui?

Chissà perché ho la sensazione che l’insistenza nel celare la natura del trauma vissuto dalla protagonista (insistenza durata sino a oltre il 50% di lettura) sia essenzialmente dovuto alla questione di aver puntato sulla trama di un film di eccezionale riuscita, di cui non posso però parlarvi, per preservarvi la lettura, per evitarvi grossi spoiler.

Tuttavia è proprio questa la colonna portante, quel mistero che, pagina dopo pagina, continua a non svelarsi, acuendo in me, come il peggior giornalista di questo mondo, il desiderio di scoprire che cavolo è accaduto a questa ragazza che ‘vive nel silenzio’, che è furiosa con il mondo e che a volte pare non avere speranza.
Per gran parte della lettura pensavo (e credo di pensarlo ancora) che questo romanzo sia nella media e che avevo delle aspettative decisamente più alte. A pensarci ora non me lo ricordo nemmeno più, che cavolo mi aspettavo.

E’ scritto bene, davvero bene, e vi ho scovato solo un refuso.

La protagonista emerge in uno scomodo silenzio, fatto di grida, di cattiveria e di paura. E’ già molto saggia per i miei gusti, nonostante la giovane età, fossi stata nei suoi panni probabilmente avrei bucato parecchie gomme!

L’escalation non è malvagia, s’intuisce subito che l’Autrice ci offre una brutta avventura che pian piano si trasforma in qualcosa di bello, un’esperienza di vita (seppur traumatica).
Un professore che diventa subito un ex professore e che silenziosamente (anche lui sì) entra nel cuore della protagonista. Poi arrivano anche le prime amiche, che avranno il loro bel da fare per scorticare la corteccia difensiva della ragazza, fino poi ad arrivare al face to face con il tema del trauma. E qui sono volate lacrime. Quando ci sono di mezzo certi temi, e soprattutto la somiglianza con un film che ancora ora, al solo pensarci mi fa grondare di lacrime, io non ce la faccio a trattenermi e così sì, dannazione, alla fine ho pianto!

Tuttavia questo libro ha una particolarità: ha due finali.
Il primo, quello risolutivo con il suo trauma.
Il secondo, il tema di base di tutto il romanzo, esplode in un tripudio di verità e di sentimento: è il tema del bullismo.
Troppo spesso giustificato, troppo spesso sottovalutato.

Un focus che analizza le sfumature di questa cultura/civiltà obbligata. Un messaggio di speranza e amore, un monito per tutte le persone corrette: aprite gli occhi, siate previdenti e non sottovalutate le vittime del bullismo. Sia che siate, genitori, amici o parenti. Segnalate sempre, per fare in modo che non sia troppo tardi.

Ed è solo per questo che io (su Amazon) voglio dare il massimo delle stelle consentite: se dobbiamo migliorare il mondo, possiamo cominciare leggendo questo libro!

Pubblicato in: 2016, Dark, Fantasy, Kindle - letture digitali., MITI, Narrativa, Sociale

La forza dell’Anima.

“Dodici porte” è una lunga fiaba che si snoda attraverso dodici passaggi simboleggiati dalle porte che la protagonista (Lunar) supera, 41nEdzhafuL._SX352_BO1,204,203,200_trovandosi a conoscere di volta in volta luoghi e dimensioni diverse. È un percorso di guarigione, ma anche un viaggio iniziatico alla scoperta delle sue reali origini. I personaggi e i luoghi incontrati rappresentano simbolicamente parti psichiche della protagonista e manifestazioni del percorso da compiere per superare il dolore legato al trauma subito.
Lunar è una giovane, vittima di violenza.

E’ stata una lettura talmente allucinante e surreale che no: non sono in grado di recensirla come si deve. Dimostrazione a confermare le mie parole: le 5 stelle Amazon che ho elargito senza batter ciglio.

Le mie prime impressioni, leggiucchiando qua e là, mi facevano pensare di trovarmi di fronte ad un libro di narrativa, dove avrei trovato una giovane donna ‘violata’, che deve ricostruire Anima e corpo e in effetti è così. Ma la violenza subìta non è la causa dell’incontro con ‘La Mamà’ e La Loba, in quella casa stranissima. La violenza subìta è solo il primo passo del percorso delle dodici porte che Lunar dovrà affrontare. Me lo ripeto, perché sono ancora frastornata dalla fine lettura: la violenza subìta non è la causa scatenante del percorso, ma l’inizio del percorso stesso. E soprattutto è anche un Fantasy.

Daisy Franchetto mi stordisce  e mi ‘uccide’ così, completamente disarmata e impreparata di fronte ad un eccellente opera narrativa che in tutto e per tutto è una matrioska di storie, di vite e di traumi. Ed ecco che, tra i vari riferimenti che si vanno cercando e scoprendo (i soliti confronti letterali) si riesce a dare una definizione del filone principale: una sorta di ‘Alice nel paese delle meraviglie’, o forse dell’orrore; un esempio è Alma, la rappresentazione del Brucaliffo 😉
Ma in questo libro non c’è solo Alice. Ho trovato anche le gotiche atmosfere di ‘La Bella e la Bestia’, durante la seconda entrata (quella conscia) nella casa : la scrittura e l’ambientazione sono talmente coinvolgenti, che arrivano come un dardo nell’Anima e lo senti proprio, quel ‘qualcosa’ che palpita nel tentativo di accendersi, come un’eco di qualcosa di mistico, dentro di noi.

Il problema (sarebbe meglio dire pregio) di quest’opera è che è farcita deliziosamente di esoterismo, simbolismo, riferimenti storici ecc (che purtroppo un’ignorante come me non può carpire a fondo). Ma non è tanto questo, piuttosto che appaiono tutti egregiamente amalgamati nella ricchissima trama. Sì, la trama è ricchissima di elementi di riflessione, di avventure, ricchissima di personaggi e delle loro vicissitudini e non è uno di quei libri pallosi, scritti pesantemente.

Daisy Franchetto ha ri-scritto senza dubbio un classico come ‘Alice nel paese delle meraviglie’, un’opera che ha tutte le carte in regola per andare sui grandi schermi. Un’opera che, dati i suoi contenuti così profondi e evolutivi, non discosta molto da un ‘Signore degli Anelli’.

Ok, mi direte voi. Tutto lì? No, non è tutto lì, ora sparo qualche critica e la sparo pesante, proprio per il pregio dell’opera: è il peggior libro che mi sia capitato sino ad ora, come presenza di refusi e dimenticanze, o frasi scritte non proprio scorrevoli, inoltre, l’incipit non è potente come il resto del libro. Se non avessi avuto un patto da rispettare, sicuramente avrei cestinato questo volume e, signori miei, sono felice di aver avuto quel patto, perché i refusi si possono eliminare e l’incipit rafforzare, ma una storia così non è facile trovarla.
Ma soffermiamoci un momento su refusi, frasi mal costruite e magari traballanti, dal momento che il libro è edito da una CE, che cavolo di CE è? Il mio collega (e compagno di vita) di blog, sostiene che la colpa risiede nella conversione testo/Amazon, ma andiamo, diavolo!! Sto leggendo libri sul Kindle da più di un anno e refusi ne trovo sempre, ma perché ho la sensazione che quest’opera è priva di editing?

Al di là di tutto è un testo che va assolutamente letto, se siete amanti dei percorsi surrealistici ed evolutivi, delle ambientazioni che fanno vibrare l’Anima, della ricchezza di trama. INSOMMA dovete leggerlo perché ho bisogno di sapere cosa ne pensate voi!

Pubblicato in: 2015, Erotico, Kindle - letture digitali., Sociale

Diffida dai tuoi amici e abbraccia i tuoi nemici.

coverIryna non ha altra alternativa che crederlo quando si ritrova con una pistola puntata alla tempia e l’uomo che ha tradito davanti agli occhi. È per questo che si presta a un gioco terribile, perché sa di avere un unico modo per salvarsi: non pensare a quello che le verrà chiesto in cambio.

«Accadeva sempre, quando ripensavo al giorno in cui avevo sfiorato la morte. Era stato allora che avevo capito.
Non erano mai i nostri nemici a farci del male»

Ho incontrato Sagara Lux con la sua prima opera ‘Di carne e di piombo’, che mi ha completamente travolto nella sua morbosa descrizione dell’amore vero. Un amore autentico che non avevo ancora mai visto descritto così, come ha scelto di descriverlo lei. (mia recensione)
Poi in seguito è uscito anche ‘Inganno’, l’opera che mi sto accingendo a commentare e che avrei letto certo, non so quando, ma lo avrei fatto.
E’ successo poi che mi sono trovata coinvolta in questo ‘blitz’, una sorta di Blog Tour con alcune differenze.
Così è cominciata la mia avventura con ‘Inganno’: con la svogliatezza. Perché (e tutti lo sanno) non è mai facile accogliere nuovi personaggi di uno stesso autore quando quelli che ci hanno travolto il cuore palpitano ancora, più vivi che mai. Ma ho iniziato a leggere e l’ho fatto in un modo cruento: la violenza. La mia tenacia è stata ricompensata dall’abilità sottile di quest’Autrice! Questo può essere considerato un Best Seller!

Sono rimasta piacevolmente colpita dal fatto che, dietro un romanzo di narrativa erotica, non solo possiamo godere di un personaggio carismatico appena accennato nel volume ‘Di carne e di piombo’ – dove per’altro la tematica trattata era altrettanto scottante- ma senza mezzi termini, attravero Iryna, possiamo leggere la disperazione, la determinazione e la voglia di vivere di tutte quelle ragazze dell’est che, vendute o rapite, conducono una vita d’inferno, con il corpo e l’anima violata. Attraverso le vicissitudini di Iryna Semyonov possiamo ascoltare la voce di vendetta di queste donne!

«Avanzai lenta, sinuosa. Ondeggiare sui tacchi era più facile. Farlo a piedi nudi e su un terreno che non si conosceva era una sfida pericolosa.
Io non ero come le altre.
E non lo sarei mai stata»

Il mio principale problema, quando incontro Autrici Esordienti come Sagara Lux è che mi incazzo come una biscia, perché penso ad altre autrici già affermate che vengono osannate per presunti best seller, che a mio avviso, sono delle sonore schifezze, con personaggi di cartone che fanno cose assurde solo perché la trama lo richiede. Non farò nomi, per non creare polemiche, ma chi mi conosce intimamente sa qual è l’autrice che io ho designato a rappresentare questa categoria, che io reputo un vero disastro.
Poi ci sono Autrici eccellenti, come la protagonista di questa recensione: Sagara Lux, che devono lottare e sgomitare per farsi conoscere, per farsi notare e per farsi leggere.

Ma in sostanza perché diamine leggere i suoi libri? Escludendo ‘Di carne e di piombo’ che ha i suoi pregi e i suoi punti di forza, che ho (forse malamente) descritto qui e rimanendo focalizzati su ‘Inganno’, ci sono così tanti motivi per leggerlo, che non so da dove cominciare!

– I capitoli, rispetto al precedente lavoro sono stavolta belli chiari, con i vari punti di vista, che regalano una panoramica introspettiva di entrambi i personaggi, rendendo difficile determinare il bene e il male; perché è vero che Iryna è la vittima, tra le righe, mentre Genz invece è il carnefice, ma con un approfondimento tale è difficile prendere le parti!
Inoltre, oltre i capitoli dedicati ai due personaggi principali, ne emerge uno che da ampia dimostrazione dell’abilità della Lux: J.C.
I capitoli a lui dedicati, che illustrano i retro di un personaggio, che all’inizio è solo marginale, sono una chicca!
Lui prenderà posizioni maggiori nella prossima trama?

-Le scene sono descritte in maniera tanto vivida quanto cruda. Dopo un inizio storia angosciante e sofferto vediamo la protagonista interagire nella sua torre d’avorio (con le spine!), dove una volta dopo l’altra, Genz, ne abusa in ogni modo possibile. Tuttavia accade qualcosa di inaspettato, special modo quando la torre si crepa, regalando una via di fuga. Ad un certo punto però la prigionia non è più solo nel corpo, ma anche nella mente.
Le varie interazioni tra i personaggi sono dettate da una linea narrativa ben definita, nessun personaggio fa qualcosa solo per dovere di trama. Ogni azione ed ogni pensiero sono dettati dal momento, dal vissuto personale del personaggio, in base al carattere dell’individuo. E’ questo un’altro aspetto che mi ha affascinata, nel momento del bisogno, nei vari colpi di scena, l’Autrice non ha mai usato lo stratagemma Deus ex-machina! Tutti i suoi personaggi hanno fatto delle cose in basa alla linea della trama e il loro personale carattere. Ed io adoro sta cosa!

– C’è qualcosa che mi ha smosso dentro, qualcosa che non ho ancora del tutto afferrato. Anche se ho ben chiari un paio di punti che collegano le due opere, sento che, della Lux, qualcosa ancora mi sfugge.
1) I suoi amori non sono mai all’acqua di rose, c’è sempre qualcosa di violento, qualcosa di superiore, eppure sono amori profondi, amori veri, unici;
2) Un’altra questione spinosa è questa situazione malavitosa, descritta in maniera magistrale, con scene doc, fornendo un altro punto di collegamento tra i due romanzi. Ci sono tipologie di scene criminali che mi fanno emergere la curiosità di sapere come e perché l’Autrice ne sia così a proprio agio. Perché si muove così bene in questo mondo di inganni e tradimenti?

Ho cercato di leggere con una veste critica, cercando buchi nella trama e nella narrativa, ma a parte qualche refuso la storia regge molto bene.
A questo punto devo purtroppo dichiarare di essere ufficialmente sua fan!

«Era innegabile: così come una parte di lei non desiderava altro che credermi, una parte di me voleva sinceramente cambiare le cose, ma nessuno di noi era un mondo soltanto. Noi avevamo milioni di mondi dentro noi stessi, alcuni collidevano generando rabbia e risentimento; altri vorticavano a un ritmo così veloce da impedirci di pensare ed altri ancora acquisivano un senso e una direzione soltanto quando non rimanevano inascoltati. Erano questi a determinare le nostre scelte. Giorno dopo giorno. Ed erano incontrollabili»