Pubblicato in: 2017, Bambini, Kindle - letture digitali., Narrativa, Sociale

E’ un volume non convenzionale

Attenzione: questa recensione contiene spoiler.

A volte un paio di stivali rossi può aiutare ad affrontare il mondo e le proprie paure. Così è per Millie, che quando li indossa si sente forte e sicura. Ha sette anni ed è curiosa di tutto. Ha tanta voglia di fare domande, di conoscere, di scoprire. Per questo quando un giorno al centro commerciale sua madre sembra sparita, non si perde d’animo, ma cerca qualcuno che possa darle una mano a trovarla. È proprio allora che si imbatte in Karl che se ne sta seduto con lo sguardo perso nei suoi pensieri. Karl è un anziano un po’ speciale che mentre parla, digita nell’aria le parole. Solo in questo modo riesce a sentire ancora vicina sua moglie a cui un tempo scriveva parole d’amore sulla schiena. Millie si fida subito di lui e la corazza di diffidenza che Karl si è costruito intorno si scioglie grazie agli occhi sperduti e sinceri della bambina. Gli stessi occhi davanti ai quali Agatha sente nascere dentro una tenerezza ormai dimenticata. A ottant’anni non esce più di casa, dopo la morte del marito, e passa le sue giornate alla finestra a spiare i vicini. Ma appena scorge sulla strada Millie e Karl c’è qualcosa che la spinge a parlare con quei due sconosciuti, a uscire per la prima volta dalla sua solitudine. Perché Millie ha il dono unico di raggiungere il cuore delle persone. Perché il suo sorriso ingenuo e solare è capace di portare la felicità. Lì dove non ci si aspettava più di trovarla. Karl e Agatha si sentono vicini a lei come a nessun altro prima e decidono di ritrovare sua madre. E da quel momento per loro ogni cosa cambia. Scoprono che non è mai troppo tardi per vivere appieno la vita, per lasciarsi trascinare da un desiderio, per permettere all’amore di meravigliare ancora. E Millie è pronta ad imparare che non tutto ha una risposta e che questa è la magia del futuro. La magia di sapere che lungo la strada si perdono delle cose, ma che c’è sempre il modo per ritrovarle.

Ci sono modi e modi per scrivere successi e ve lo voglio dire chiaramente: Autori come Vanessa Diffenbaugh ci riescono in un modo che travolge, in un modo che rimane attaccato alla pelle per sempre. E poi ci sono Autori come questa Brooke Davis che ci provano, ma non ci riescono per nulla.
Onestamente mi sento anche ingannata, dal momento che è chiaro su quale perno giri il romanzo, inutile che aggiunga altro, chi è astuto per capire, capisca, chi non ha capito se lo provi a leggere e poi si farà la sua recensione.
Ma il nervoso mi è rimasto appiccicato e la cosa risulta negativa per l’Autrice che ha perso sicuramente una lettrice.

Ma adesso passiamo su un piano serio: il libro non è brutto e basta. E’ ottimo, se lo guardi con una certa angolazione, piuttosto di sbieco: alla fine a certe cose, nella vita, non è davvero facile dare risposta e in questo libro ci sono temi piuttosto importanti che non vanno assolutamente ignorati: la responsabilità genitoriale, il senso umano del nostro essere umani (scusate il gioco di parole), la magia dell’essere bambini (e qui alludo anche al titolo, che c’entra il perso e il ritrovato?)
La verità è che l’Autrice ci tiene incollati nella lettura con la falsa promessa del ritrovamento della madre, cosa che non avviene! Del destino della bambina un accenno sommario che liquida il tutto così… a quel punto la storia decade e a me dà noia.

Il POV è prevalentemente quello della bambina, dalla quale assisteremo alla magia strana e creativa che solo un bambino può esternare, quel mondo visto e vissuto in un certo modo, quel mondo bizzarro che assomiglia molto al Mago di Oz, quella purezza e quell’aura di innocenza che possiedono i bambini.
Ma avremo modo anche di leggere la storia anche attraverso gli altri due personaggi: Karl e Agatha, entrambi anziani, entrambi con una vena (molto grossa) di follia.

Un’altra particolarità è l’argomento della morte, inteso come perdita, tutti i personaggi che incontreremo avranno perso qualcuno e ne soffrono in modo più o meno vistoso.
Millie ha iniziato il suo quaderno delle cose morte quando è morto il suo primo cane, da lì a seguire la lista si è molto allungata e, in questa lista, ci saranno anche mosche, ragni ecc.

In conclusione, a voi la scelta di leggerlo. Io ho solo ricordato la magnificenza narrativa di Vanessa Diffenbaugh.
Alla prossima, lettori!!

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Pubblicato in: 2015, Bambini, Fantasy

Riti di passaggio.

TRAartiglioCopMA – Varjak Paw, discendente di una famiglia di Gatti Blu della Mesopotamia, è da sempre curioso di scoprire cosa c’è fuori: fuori dalla villa della Contessa dove vive e dove lui e i suoi sono nati e cresciuti, senza mai nemmeno uscire in giardino, così come si addice ai gatti nobili. Ma un giorno la Contessa muore e la casa finisce nelle mani di un sinistro Gentiluomo accompagnato da due ancor più inquietanti felini neri che si muovono come automi. È giunto per Varjak il momento di varcare la soglia, per cercare aiuto in città.

Molti di noi hanno a cuore un film o un libro in particolare che narrano più o meno brillantemente il percorso o rito di passaggio dall’adolescenza all’età adulta, non mi metto ad elencarne, sarebbe inutile, ce ne sono davvero molti.
SF Said, l’Autore di questo libro viene descritto come esperto di politica mediorientale e specializzato in criminologia, quindi non è strano dubitare della lettura che si ha davanti, no? Tuttavia, le illustrazioni di Dave McKean (lo stesso illustratore di Coraline) mi hanno invogliato ad iniziarlo e mi sono ritrovata in una storia fuori dai soliti cliché.
Nell’abbondante Famiglia Paw, c’è anche Varjak, il cui spirito ‘ribelle’ lo porta ad avere diversi contrasti con i suoi famigliari. Nella Villa in cima alla collina, la famiglia Paw, nobilissimi Gatti Blu di Mesopotamia (in realtà questa razza non esiste, bensì esiste il Blu di Russia, andatevi a sbirciare la scheda wiki per quanto riguarda il somigliante Certosino), da sempre accuditi da una Contessa, che da tempo non gioca più con loro, limitandosi a scendere solo per dargli da mangiare, purtroppo è molto malata, fino a quando zap.
La famiglia Paw è accecata da anni di vita borghese e non si rende conto che quando subentra un certo ‘Gentiluomo’ le cose si mettono decisamente male e quando tutto precipita Nonno Paw accenna ad una Via da seguire e la mette nelle zampe di Varjak che non ha tempo di pensare ma solo di fuggire oltre l’immenso muro prima che quei due strani gatti neri uccidano anche lui.
L’intero libro può essere visto anche come una favoletta per bimbi, è pieno di simbolismi, è pieno di belle idee, oltre che di disegni che entrano nel cuore.
La stessa scalata del gattino che arriva al confine tra due mondi entra dentro con un moto selvaggio di vittoria.
Così Varjak si trova in un mondo pieno di pericoli che mai aveva nemmeno immaginato, conosce l’amicizia, affronta la gavetta della crescita, prendendole e imparando, mentre di notte incontra Jalal Paw, il loro antenato, e gli insegna i sette livelli della Via.
Il finale non manca di originalità, ponendoci di fronte ad un orrore osceno, un crimine che Varjak dovrà affrontare, con i suoi nuovi amici, per giungere ad un the end di serenità e di profondo mutamento.
«Ognuno è come crede di essere», questo professava Jalal Paw.
Un libro che si finisce in nemmeno tre giorni, mi ha regalato emozioni forti e semplici che non provavo da molto tempo!

Pubblicato in: 2008, Bambini

Antichi sapori

111264366_amazoncom-beatrix-potter-quattro-storie-da-il-mondo-di-bTRAMA – Per tutti quelli che amano i mondi immaginari di Beatrix Potter. Conigli, ranocchie, oche, topolini e tanti altri teneri animali vi faranno rivivere un’epoca ormai perduta.

(libro letto il 27 settembre 2008)

Fu il film a spingermi ad approfondire l’argomento ‘Potter’. Che riporta subito ad Harry, ma che nulla c’entra con il nostro amato maghetto.

Il film introduce, racconta e vive l’evoluzione artistica di questa donna della fine del XIX secolo: Helen Beatrix Potter.

Le vicissitudini e le difficoltà non solo sociali.

Questo libro è una ventata di aria fresca! Sono principalmente storielle per bambini è vero, ma le sue narrazioni non sono scontate, i suoi personaggi sono animaletti buffi e antropomorfi, che indossano eleganti vestitini e fanno cose a metà tra il buffo, l’umano e il bizzarro. Leggerle riporta indietro nel tempo, nelle cose semplici, nella vita di un tempo.

Antichi sapori, ormai dimenticati, un immenso mondo di Natura che Beatrix ha saputo sfruttare per trovare la sua meritata felicità!