Pubblicato in: creazioni di Sonia e Pier

Il Destino dello Spettro bambino (racconto per circolo di lettura)

Realizzato per il circolo di Scrittura di Alice Jane Rayanor, ecco la mia proposta, dal momento che la parola estratta era ‘Spettri’, ho realizzato questa mia metafora.
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IL DESTINO DELLO SPETTRO BAMBINO
Rino osservava scrupoloso il calice, lo faceva sempre, non aveva amici con cui giocare a calcio e non gli interessava nemmeno la scuola, anche se aveva buoni voti perché voleva rendere orgogliosi i suoi genitori.
Anche quel tardo pomeriggio il suo rito di controllo era tranquillo e scrupoloso, con le mani pulite sistemò le sacre ostie all’interno del calice impeccabile e brillante, con passo cadenzato e silenzioso si avvicinò al tabernacolo aperto, depositandovi gli oggetti sacri e richiudendolo con cura, silenziosamente. I suoi gesti erano impalpabili e gentili, insolito per un ragazzino di undici anni.
Raggiunse Padre Teseo nella sacrestia e dopo che questi gli sorrise, seppe che poté congedarsi dal suo compito; lasciò la sua tonaca nella saletta adiacente e dopo aver salutato il suo Signore si avviò fuori, scese la scalinata e alzò lo sguardo al cielo.

Inspirò profondamente, era quello il suo mondo, insieme alla sua Nikon retrò Spyre.
Una zazzera di capelli rossi ed un viso lentigginoso erano rivolti a quel tramonto in arrivo e due occhi azzurro chiaro seguirono il percorso delle foglie volanti autunnali poco lontano da lui; accarezzò l’idea di andare al fiume per vedere se c’erano gli Aironi, era da tempo che cercava lo scatto perfetto, la redazione scolastica, cui faceva parte, lo stimolava in tal senso.
Fu proprio quando prese una decisione che, nel modo di voltarsi, andò a sbattere violentemente contro qualcuno, finendo col sedere a terra. Dolorante alzò lo sguardo, non poteva esserci nessuno vicino a lui, così vicino da non accorgersi… e nel mentre i suoi occhi registravano l’individuo, seppe che qualcosa di molto brutto gli stava per accadere.

Quando riprese la prima volta i sensi, capì di essere ancora ai piedi della scalinata, poi silenzio. Quando li riaprì la seconda volta il suo cervello andò quasi in tilt! Era nella sua stanza e vedeva se stesso nel letto, legato, paonazzo e delirante, che pronunciava frasi senza senso. Sua madre era accanto alla finestra e piangeva sconvolta, mentre Padre Teseo era accanto al letto, e, con frasi solenni stava disperatamente cercando di … esorcizzarlo!!
Urlò, sconvolto, urlò ad entrambi che quello non era lui, che lui era li, ma loro lo ignoravano e lui tentò di gridare ancora più forte, sull’orlo di una crisi isterica.
«Non ti potranno sentire mai più, perché ora sei mio». La voce, fredda, metallica, che udì alle sue spalle lo fece sobbalzare, incredulo si voltò.
Alto, capelli lunghi neri, un mantello che sembrava di vernice nera lo avvolgeva completamente, un grosso cappello nascondeva parte del suo viso e in una mano teneva uno scettro col pomo a forma di teschio.
«Non può essere vero, no, non può essere accaduto sul serio». Esclamò Rino, sull’orlo delle lacrime.
La bocca dell’uomo sorrise, i denti bianchi come la neve appena caduta, immacolata e brillante. L’uomo alzò il volto e due occhi scuri come petrolio lo squadrarono.
«Che cosa credi? Di poter nascondere te stesso facendo il chierichetto? Tu non sai, tu non capisci. Tu non puoi decidere. Eri mio sin dal principio, ma avevo necessità che tu… crescessi un po’». E la bocca ghignò nuovamente.
«Io tuo? Mai, preferisco la morte!!» sibilò rabbioso il ragazzo, senza rendersi conto della gaffe appena fatta. L’uomo eruppe in una fragorosa risata così genuina e potente da far spaventare ulteriormente il ragazzo, imbarazzato guardò sua madre e Padre Teseo, senza ricordarsi che loro non potevano vederlo. Era perduto?

Uomo e ragazzino si guardarono per un lunghissimo momento e quando Rino decise di uscire dalla porta della sua stanza l’uomo lo seguì. Voleva voltarsi e dirgli di lasciarlo in pace, di andarsene, ma sapeva che sarebbe stato fiato sprecato, invece chiese: «Perché se ho servito il Signore con sincerità e devozione, se ho studiato con impegno e se ho cercato di mantenere un comportamento rispettoso con la mia famiglia e le persone che conosco ora mi ritrovo qui?». Fuori dalla casa le genti passavano senza guardarlo, vedeva il vento, vedeva l’autunno ma non riusciva a percepirlo sulla pelle e la sensazione gli risultò opprimente.
«La chiesa è corrotta da tempo, così come il vostro Animo. Il tempo di Dio è finito. Ora è il mio tempo, e riempirò le mie giornate raccogliendo accoliti per la mia parrocchia» Rino ebbe l’impulso di saltargli addosso, ma non lo fece, aveva paura.
«Vuoi essere un bravo cristiano in mezzo a questo mondo pieno di stupratori, pieno di madri che buttano i loro figli, pieno di uomini senza casa, pieno di distruzione?» Chiese con gli occhi che brillavano di eccitazione, «Dio ha smesso da tempo di curarsi di voi, da molto tempo».
Rino si sentì gelare sino a dove non poteva vedere, dentro se stesso, ma se Dio li aveva abbandonati, lui non si sarebbe semplicemente concesso al Signore del male, mai. MAI!
Riprese a camminare, terrorizzato e sconvolto e senza accorgersene si ritrovò a percorrere il ponte, il fiume scorreva sotto, ma lui non poté sentirne la voce, così come non percepiva il vento, era come in una sorta di bolla, era una sensazione soffocante!
La Morte gli camminava sempre dietro, e comprese che forse sarebbe rimasto dannato per l’eternità, immaginò l’eternità con quell’individuo orrendo, La Morte! E si sentì straziare dentro, era un incubo. Tacque e il suo sguardo andò giù dal ponte, seguendo il corso impetuoso del fiume, poi improvvisamente una coppia di Aironi, uno bianco ed uno completamente nero, discesero dal cielo, in un volo così artistico da sembrare innaturale, inventato.
Istintivamente portò le mani sul suo petto, dove solitamente era appoggiata la Nikon ma purtroppo non c’era. Quando gli Aironi toccarono il suolo, una luce candida e calda si diffuse nell’atmosfera, e per la prima volta, vide il terrore sul volto della Morte.
Accanto al ruscello gli Aironi non c’erano più, e al loro posto c’era una Donna di impareggiabile bellezza, dai lunghi capelli argentei e coperta da una veste dalle stesse sfumature, gli occhi della creatura, occhi di luce argentea, erano ristoratori e magnetici «Bentrovato Corradino. Ti piace il mio regalo?» chiese con una voce di miele. Lei conosceva il suo vero nome!
La creatura si avvicinò a lui, accarezzandolo con tenerezza, poi levò il suo sguardo sulla Morte e Rino sentì l’uomo gemere, terrorizzato. «Siamo alle solite, Lucifero. Alle solite…» Rino tornò a guardarla, incredulo. «Hai domandato a questo ragazzo se accetta o meno di servirti? Perché ometti sempre il libero arbitrio, Lucifero? Perché?» Si lamentò con voce pungente. Rino si sentì quasi esultare di fronte a quelle parole, capì dove sarebbe terminata la conversazione e senza esitare esclamò «No, non voglio. Assolutamente no!»
Il resto fu solo luce e calore. Quando si risvegliò, era nello spogliatoio della chiesa e come se avesse ricevuto una scossa, si alzò e senza remore fuggì da quella chiesa.
Prese a correre come un forsennato, alcuni fiocchi di neve cadevano dal cielo e lui si sentì vivo e felice.
Giunto al ponte si guardò in giro esitante, con la Nikon stretta nelle mani tremanti, continuava a voltarsi in tutte le direzioni fino a che li vide, incredulo, quell’eleganza in volo a spirale, mentre discendevano dal cielo. Senza nemmeno accorgersi che stava già scattando, gli Aironi si posarono ai margini del fiume e semplicemente lo guardarono, lanciando il loro richiamo nell’atmosfera.
Quando la sua sete di scatti terminò si voltò per assicurarsi di essere solo e pronunciò quasi sommessamente la sua promessa, davanti ai suoi testimoni: «Da oggi in poi il mio credo sei tu e impiegherò i miei giorni ad insegnare alla gente come guardarti». Intendeva la Natura, che lo aveva salvato dal Diavolo. E da quel giorno non andò mai più in chiesa, rifiutò categoricamente ogni richiesta dei suoi genitori, ogni tentativo di avvicinamento da parte di Padre Teseo. Crebbe felice, si affermò come fotografo free-lance e come promesso non mancò mai di insegnare la magia della Natura.

[Per l’immagine si ringrazia il web. La storia è scritta da Sonia Sottile]