Pubblicato in: 2016, Narrativa, Poesia, Sentimenti, Sociale

Che ne saranno di sé stessi se io non esisterò più?

51GKKKxAcUL._SX329_BO1204203200_Per molti versi, avrei preferito non dover pubblicare questo libro, che non esisterebbe se una delle mie scrittrici preferite – non posso nemmeno incominciare a spiegare l’importanza che ha avuto nella mia vita, professionale ma soprattutto personale, il suo Orto di un perdigiorno – non si trovasse in condizioni di salute che non lasciano campo alla speranza. Eppure. L’orto di un perdigiorno si chiudeva con una frase che mi è sempre sembrata un modello di vita, un obiettivo da raggiungere: «Ho la dispensa piena». Oggi questa dispensa, forse proprio grazie alla sua malattia, Pia ha trovato modo di aprircela, anzi di spalancarcela. E la scopriamo davvero piena di bellezza, di serenità, di quelle che James Herriot ha chiamato cose sagge e meravigliose, di un’altra speranza. È davvero un dono meraviglioso quello che in primo luogo Pia Pera ha fatto a se stessa e che poi, per nostra fortuna, dopo lunga riflessione ha deciso di condividere con i suoi lettori. Non posso aggiungere molto, se non raccomandare con tutto il mio cuore la lettura di un libro che, come pochi altri, ci aiuta a comprendere la straordinaria avventura di stare al mondo.
Luigi Spagnol

Nell’abisso di disperazione in cui erano piombati, dopo la sciagura, potevano mai pensare a un cardellino? Ma su le loro spalle curve, sussultanti all’impeto dei singhiozzi, lui, il cardellino, – lui, lui – era venuto da sé a posarsi lieve, movendo la testolina di qua e di là, poi aveva allungato il collo, e una beccatina, di dietro, all’orecchio, come per dire che… sì, era una cosa viva di lei; viva, viva ancora, e che aveva ancora bisogno delle loro cure, dello stesso amore che avevano avuto per lei.

Il giardino non lo sa

Conoscere una Donna come Pia Pera, nel tramonto del suo essere è stato qualcosa di scoraggiante. E’ vero che andrò a leggere assolutamente tutte le cose che di lei troverò, tuttavia sarà come qualcosa che non sarà più…

Al giardino ancora non l’ho detto è una metafora sulla vita, sulle conseguenze di chi resterà dopo che ce ne saremo andati, degli esseri viventi a cui siamo legati in modo molto profondo. Il libro inizia con degli esempi riguardanti il giardino: che succederà a quella rosa quando il giardiniere quel giorno (e i giorni a venire) non si presenterà all’appuntamento? Quale pianta saprà badare a sé stessa? Molte moriranno, ma altrettante avranno l’occasione della loro vita.
Il giardiniere è Pia Pera, la quale è stata stretta nella morsa di una malattia terminale.

Un libro impostato a diario, pagine dove, nostro malgrado, assisteremo al degrado del suo corpo, che lentamente l’abbandona, la tradisce, così come lei, suo malgrado, tradisce le cure del suo giardino, affidandole a diverse mani. Mani che non sanno, mani che faranno le cose secondo i loro criteri.

Non molte pagine dopo scopriamo però per chi è profondamente preoccupata la nostra Autrice: la sua cagnolina Macchia.

Un libro stupendo, ricco di metafore e frasi da segnare, da ricordare. Mi sono trovata d’accordo su molti argomenti, come per esempio il diritto di recesso alla propria vita, senza polemica, senza sconcerto.

Un cartaceo come non ne leggevo da tempo. Ho segnato così tante frasi da averne perso il conto.
E’ un libro assolutamente da leggere!
Se siete curiosi di vedere l’album delle citazioni grafiche seguite questa pagina: VOXFORO

Pubblicato in: 2010, Narrativa, Poesia

Un regalo PERFETTO per una ricorrenza

la-donna-dipinta-per-caso-di-massimo-baglione-L-I-7FIhTRAMA – Racconti e poesie imperniati sulla donna in tutte le sue sfaccettature
Il libro contiene quattro racconti lunghi, undici racconti brevi e trentuno poesie. Il tema principale è la donna in tutte le sue sfaccettature: amante, madre, figlia, gioco, musa, insegnante, dolore, tecnologia, delusione e speranza. Nella prefazione è ospitato un generoso commento del prof. Carlo Pedretti, professore emerito di storia dell’arte italiana e titolare della cattedra di studi su Leonardo presso l’Università della California a Los Angeles, dove dirige il Centro Hammer di Studi Vinciani con sede italiana presso Urbino.

(libro letto il 30 aprile 2010)

Come da titolo ritengo che sia uno stupendo libro tutto da vivere e da regalare! Sebbene abbia una copertina tradizionale (ma essa non è il libro), copertina che io vedevo più lavorata, l’interno del volume è graziosamente curato cone delle bellissime immagini – e mi riferisco soprattutto alla terza parte, quella delle poesie –
Ho trovato molto coinvolgente la prefazione, ho avuto un’esperienza simile e raggiungere un personaggio che ti emoziona, un personaggio che si stima profondamente è una grande, una stupenda conquista ed ho dei bellissimi ricordi a riguardo!

Il libro è diviso in due parti: storie e poesie e sebbene queste ultime – in generale – non sono proprio il mio forte (perchè non le comprendo mai), esse sono corredate da delle bellissime immagini, come ho già accennato più su. Questo libro è un brillante risultato di più persone oltre all’Autore Massimo Baglione.
Il punto forte del libro è appunto l’ecletticità dello Scrittore. Ha saputo magistralmente intenerirci con una storia futuristica, usando peraltro un giocattolo/simbolo come la Barbie per poi buttarci in un’ambientazione stile bronx, con i linguaggi del caso.

Il racconto d’esordio è uno stupendo viaggio epocale, per certi versi potrebbe risultare banale e forzato ma sapete una cosa? A volte succede veramente nella realtà ^___^

Tutta la parte dei racconti brevi è una sorpresa dietro l’altra, tanti piccoli spaccati di vita dell’Autore, che sono poi simili per crescita ed esperienza, rappresentano tanti piccoli (e grandi) traguardi.

Per finire ribadisco l’ottima fattura dell’opera e lo consiglio caldamente da regalare, ad altri ma anche a se stessi.