Pubblicato in: 2017, Classici, Fantasy

Chi non sa, non può tradire!

Fahryon – Il suono sacro di arjiam ( Parte prima)

«Esisterebbe la luce senza il sole? O il calore senza il fuoco? Il Suono Sacro ha creato il Mondo e noi facciamo parte del Suo canto.»

Nel regno di Arjiam, Fahryon, neofita dell’Ordine sapienziale dell’Uroburo, e Uszrany, cavaliere dell’Ordine militare del Grifo, si trovano coinvolti nello scontro tra gli adepti dell’Armonia e della Malia, due forme di magia che si contendono il dominio sulla vibrazione del Suono Sacro.
Le difficoltà con cui saranno messi a confronto durante la lotta per il possesso di un magico cristallo e del trono del regno, permetteranno ai due giovani di crescere e di diventare consapevoli del loro ruolo e delle loro responsabilità in questa guerra per il potere sul mondo e sugli uomini.

NB – Mi preme innanzitutto ringraziare l’Autrice, Daniela Lojarro, per avermi raggiunta e contattata tramite blog. Non credo sarei stata cosi’ fortunata di incappare in quest’opera senza questo incontro virtuale! Un cordiale ringraziamento va anche alla casa editrice GDS: GRAZIE!

Nell’epoca in cui viviamo, densa di ottimi Urban-Fantasy, mi sono un po’ preoccupata nell’affrontare dopo tanto tempo, il genere Fantasy-Classico, e difatti l’inizio di questa lettura non è stato proprio “agevolato”. Questo perché, durante l’incipit, ci è stato presentato un personaggio differente da quello principale, ovvero colei che dà il nome al libro. Ma alla fine sono sciocchezzuole: ognuno scrive come gli pare, l’importante è che il tutto funzioni!
Ma soffermiamoci un momento sul tipo di Fantasy di cui stiamo parlando: Fantasy-Classico. Sarei curiosa di sapere quanti di voi dedichino tempo alla ricerca e alla lettura di questo filone, al giorno d’oggi. Rispondeteci nei commenti 😉

Dopo aver superato il momento iniziale, cominciamo a conoscere i due personaggi principali, che ci regaleranno dei momenti davvero esilaranti, nei loro incontri/scontri: Fahryon e Uszrany. Sono caratterizzati piuttosto bene, anche se temo che il personaggio maschile sia un pelo forzato nella sua impulsività seguita da una troppo veloce arrendevolezza, sono certa che non è così, e forse, se fossero stati introdotti, come voce, anche i suoi pensieri personali, sarebbe stato un po’ più piacevole. Fahryon invece mi piace, la trovo più naturale, più vera.
Qualcosa che non digerisco molto invece è la scelta dei nomi, probabilmente bisognerebbe superare l’impasse di dover usare per forza nomi così complessi nel genere di cui stiamo parlando. Ma sono solo opinioni personali.
Una cosa invece un po’ più importante, che dà veramente tanto fastidio e addirittura rompe la fluidità della lettura è la mancanza del doppio spazio tra una scena e l’altra, non lo posso concepire, mi snerva parecchio!

Ma torniamo al romanzo che ritengo assai valido.
Soprattutto nella parte iniziale è un puro godimento poetico: il mondo narrato da Daniela trascorre nelle svariate note musicali dei riti: quello del mattino e quello della sera, l’equivalente dell’alba e del tramonto. Sono scene di un’intensità davvero elevata!
Come dervishi danzanti!

Le scene descritte nella prima parte del libro, non sono fini a loro stesse, ma si sposano con eleganza con gli scenari e i personaggi dell’istante narrato in quel momento, fluide e limpide, vanno però lievemente sbiadendo in favore di una maggiore azione. Mi spiego: nella fase iniziale il mondo dell’Autrice è letteralmente un quadro pittoresco con tanto di audio musicale adeguato. Purtroppo, andando avanti con la narrazione, ho riscontrato, non in maniera drastica è ovvio, una divisione tra mondo narrativo e personaggi, secondo il parere di una scema, cioè me, basterebbe introdurre, laddove se ne sente la mancanza, “l’intromissione” di un oggetto, piuttosto che un fenomeno naturale e/o altro. Per esempio, nella scena finale ci troviamo in un piano astratto dove i personaggi hanno una specie di resa dei conti, ecco in quella scena avrei voluto percepire maggiormente quel piano virtuale, come lo percepiva Fahryon per esempio, oppure se era visibile, se era una stanza, se era uno spazio aperto… Mi auguro di essermi spiegata a dovere, in caso contrario esortatemi a riprovarci!

Per certi versi, sempre in quella prima parte da me tanto amata, mi è tornato in mente un gioco bellissimo chiamato –Gioco della Trasformazione-, un percorso dell’Anima! Amo il mondo delle case dell’Armonia, con le loro vesti colorate che hanno precisi significati di livelli; amo questa metafora del bene e del male, che sono descritti nel romanzo come -Armonia- e Malìa- dove la prima è la colonna portante del mondo di Daniela Lojarro mentre la seconda è l’inferno, il male, l’oscurità. Bene e male che tuttavia hanno delle caratteristiche in più, che fanno sì che il libro rientri nel genere Fantasy: e parliamo di magia, intesa come forza energetica.

Insomma, al di là di qualche piccola critica, questo libro -Fahryon, il suono sacro di Arjiam- deve entrare nelle letture di tutti gli amanti del genere, fate entrare il potere dell’Armonia nei vostri cuori!

Ringrazio nuovamente l’Autrice Daniela Lojarro e la casa editrice GDS per avermi fatto conoscere quest’opera, sono in possesso anche del secondo volume –Il risveglio di Fahryon. Il suono sacro di Arjiam. Parte seconda-, che leggerò in un secondo momento e commenterò sempre qui su -Solo 1 altra riga-

Biografia Daniela Lojarro
Due chiacchiere a caso con Daniela

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Pubblicato in: Classici, Kindle - letture digitali., Narrativa

Un libro adatto per questo periodo

5923503_357632Impastare, mescolare, montare. Un’onda di cioccolato, un pizzico di cannella, una spolverata di zucchero. Apparentemente sembra facile preparare una torta. Eppure un dolce non è solo un dolce: è soprattutto una dimostrazione d’amore. Come una fetta di pane fatto in casa è un gesto che fa sentire importante chi si ama.
In un’affascinante tenuta di campagna dove l’odore delle spezie e dei profumi si diffonde nelle ampie sale e nel giardino, sono tutti in gara per diventare il degno erede di Kathleen Eaden, denominata «La regina della cucina», autrice di un famosissimo ricettario che dagli anni Sessanta ha ispirato intere generazioni.

E’ soprattutto uno straordinario viaggio nelle Donne, attraverso le Donne, passando dalla cucina e da tutto ciò che concerne quell’ambiente.
Anche se in questa gara c’è anche un uomo, ritengo che questo libro sia un elogio formidabile al concetto di essere Donna, con tutto ciò che concerne l’essere una Donna: l’infanzia, l’adolescenza, la maturità, per poi passare dal matrimonio e i conseguenti figli, con tutti i problemi derivanti.

Jennifer, Vicky, Mike, Claire e Karen. Personalità diverse, problemi diversi. Si troveranno gomito a gomito in un luogo storico dove dovranno dimostrare di poter prendere le redini di Mrs. Eaden, simbolo di perfezione assoluta come concetto di Donna di famiglia.

Ogni capitolo ci regala alcune pagine del libro in questione. Parole bellissime e piene di amore. Ma attraverso le vicissitudini di questa eroina e quelle dei concorrenti in gara, verremo a conoscenza di moltissime storie, moltissimi traumi, finendo con una verità assoluta: gli ingredienti dell’amore, il sapore della vita perfetta, non hanno segreti così irraggiungibili. Niente è perfetto, ma tutto può esserlo se si è disposti a mettersi in gioco.

Un libro straordinario che racconta molto e lo fa con maestria e dolcezza. Con malizia e scaltrezza. Di sicuro lo trovo ideale per periodi come questo

Pubblicato in: 2016, Classici, Kindle - letture digitali., Narrativa, Sociale

La lepre è una metafora di vita

20150324131055_coverGiornalista quarantenne a Helsinki, Vatanen ha raggiunto quel momento dell’esistenza in cui di colpo ci si chiede quel “ma perché” che si è cercato sempre di reprimere, nascondendo a se stessi e agli altri che quel grigiore a cui si è arrivati a furia di rinunciare ai sogni, di accettare compromessi, di rassegnarsi al logoramento delle amicizie, del lavoro, degli amori, quel qualcosa in cui siamo rimasti impigliati e in cui non ci riconosciamo, è in realtà la nostra vita. Una sera, tornando in macchina da un servizio fuori città con un amico fotografo, investe una lepre, che fugge ferita nella campagna. Vatanen scende dall’automobile, la trova, la cura e, sordo ai richiami dell’amico, sparisce con lei nei boschi intorno. Da quel momento inizia il racconto delle svariate, stravaganti, spesso esilaranti peripezie di Vatanen, trasformato in un vagabondo che parte all’avventura, on the road, un wanderer senza fretta e senza meta attraverso la società e la natura, in mezzo alle selvagge foreste del Nord e alle imprevedibili reti della burocrazia, sempre accompagnato dalla sua lepre come irrinunciabile talismano. E la sua divertente e paradossale fuga dal passato diventa un viaggio iniziatico verso la libertà, la scoperta che la vita può essere reinventata ogni momento e che, se la felicità è per natura anarchica e sovversiva, si può anche provare ad avere il coraggio di inseguirla. Un libro-culto nei paesi nordici che ha creato un genere nuovo: il romanzo umoristico-ecologico.

Sempre alla ricerca di storie autentiche, che raccontino la simbiosi tra uomo e Natura, mi sono buttata a capofitto in questo libro, il cui inizio, nonostante l’incidente alla lepre (ed è un’info presente nella sinossi),  mi ha fatto venire i brividi di aspettativa.
Tuttavia no, non è stata la lettura adatta a me. Posso dividere in due questo libro:
– l’inizio, poetica decisione del protagonista di non tornare nella macchina col collega;
– la fine, quando dopo tutta la narrazione accade che, finalmente il protagonista sparisce nella natura e si capisce chiaramente che non avrebbe avuto più contatti con la società (e avrei voluto cominciare a leggere il libro da li).

Tutto sommato dai, è stata una lettura abbastanza coinvolgente, escluse tre situazioni, due delle quali mi hanno fatto fisicamente stare male; paradossalmente, le vicende di questo Autore finlandese non si discostano poi un granché dalla classica comicità scadente del classico film di Natale made in Italy, quel tipo di comicità che evito come la peste, difatti a Natale, mi discosto dalla massa che corre a vedere quella tipologia di film.

D’altro canto sono stata consapevole che è un tipo di letteratura sottile di alto livello, quelle letture che vanno al di là della mia capacità di comprensione culturale che appartiene alla classe alta di lettori, purtroppo sono un essere semplice che va cercando il torpore della magia nella Natura.

“L’anno della lepre” è un libro di alta letteratura quindi, anche se io non l’ho apprezzato. Va dalla denuncia nei confronti della superficialità umana, passando da messaggi politici, sino ad arrivare alla vastità della Natura incontaminata, unico punto, insieme alla lepre, che ho amato e sognato.

Alla fine però, non ho bisogno di questi libri denuncia, so già quanta amarezza ci sia nei dintorni dell’uomo, tutto ciò che mi interessava di questo libro era il rapporto tra protagonista e lepre, che sostanzialmente, tra alti e bassi, c’è stato sino alla fine, la lepre non è morta, come ho avuto paura accadesse, è sopravvissuta. E non poteva essere altrimenti, visto ciò che rappresentava: la libertà di essere, di vivere e di decidere.
Non esprimo consigli in merito alla lettura o alla non lettura, scegliete voi in base al vostro umore.

Pubblicato in: 2016, Classici, Fantasy

Un classico nella categoria Fantasy

coverAreike, principessa di un regno lontano, viene istruita alle arti magiche per poter difendere il suo regno da attacchi nemici. Sempre al suo fianco Mavir, un angelo immortale pronto a dare la sua vita per lei. E’ proprio quando i due scoprono il grande amore che li lega che le loro vite subiscono una scossa terribile. Una storia avvincente, ricca di fascino e mistero.

Al di la della cover, che personalmente non trovo molto gradevole (secondo me non rispecchia la bellezza del personaggio femminile, ma è sempre parere mio), ho trovato questo Fantasy una buona opera, sin dalle prime righe ho notato belle descrizioni e dialoghi piacevoli.
La narrazione si svolge dal POV di Mavir, l’angelo custode che protegge la piccola principessa Areike, principessa che ben presto diventa grande e bellissima; mentre leggevo ho avuto la percezione che, con una dovuta ricerca in più, poteva diventare una storia molto più completa (duologia o trilogia), per esempio ampliando alcune parti come l’addestramento magico di Areike, ma rimaniamo sempre in gusti personali è inteso, in realtà ‘Le ali dell’angelo’ è una buonissima storia classica che sta in piedi da sola e non lascia delusi.
Piccolo errore di esposizione è soltanto il non aver specificato il POV di alcuni capitoli, dal momento che, sin dall’inizio del libro, il POV è fisso, trovarsi al capitolo ‘bis’, senza un titolo chiaro rovina un po’ la fluidità della lettura.
Per chi ama le storie scritte bene, la magia e l’amore puro, questa è una buona lettura.

 

Pubblicato in: 2009, Classici

Quando il ‘Classico’ sorprende

ISBN884524746_1TRAMA – Protagonista è Meursault, un modesto impiegato che vive ad Algeri in uno stato di indifferenza, di estraneità a se stesso e al mondo. Un giorno, dopo un litigio, inesplicabilmente Meursault uccide un arabo. Viene arrestato e si consegna, del tutto impassibile, alle inevitabili conseguenze del fatto – il processo e la condanna a morte – senza cercare giustificazioni, difese o menzogne. Come Sisifo, Meursault è un eroe “assurdo”: la sua lucida coscienza del reale gli permette di giungere attraverso una logica esasperata alla verità di essere e dì sentire.

(libro letto il 25 ottobre 2009)

Ho iniziato a leggere questo libricino controvoglia, rincuorata solamente dal fatto che avesse poche pagine. Non lo sentivo affatto affine con me, con il mio solito genere ‘fantasy’.

Dapprima ho constatato in modo approssimativo che poteva essere paragonato ad un Diario. Andando avanti mi sono accorta che la lettura era diventata piacevole, continuando mi sono proprio attaccata e l’entusiasmo si è acceso.

L’ho finito col batticuore e ritengo che sia stata una gran lettura.

Ricordo la prima associazione di pensieri che mi ha indotto ad andare avanti: la morte della madre del protagonista, inevitabilmente ho ripensato alla mia, di mamma, che non c’è più;

non sono pratica di ‘classici’, ma ritengo che questo sia uno di quei libri da tenere nella propria libreria.

La cosa che mi ha colpito maggiormente (e credo che abbia colpito un po’ tutti) è il modo di affrontare la vita del protagonista: completamente pacifico, tranquillo, quasi indifferente, anche se non è proprio il termine esatto.

Un miscuglio di impassibilità e indifferenza? Si potrebbe definire così? La sua visione del mondo era assurda, messa di fronte ai costumi sociali poi…

Più volte, durante la lettura, mi sono chiesta quando avrebbe provato paura, per esempio, e forse, l’essere accontentata su questo, sulle scene finali, non mi ha poi dato molta soddisfazione. Ho provato invece tanta amarezza, tanto fastidio, questa società che ci ingabbia e ci obbliga a fare e credere a quello che tutti fanno e credono. Mbhà, finirà prima o poi?

Questo libro comunque è stato un viaggio ricco di sfumature, uno di quei libri che rileggerli torna utile. Introspezione, riflessione, la fanno da padrone per un protagonista che, sebbene sia assurdo, ci rispecchia molto, credo.

Infine, da ignorante, vorrei proporre un quesito: il titolo ‘Lo Straniero’ è una metafora atta a descrivere una persona al di fuori della società?