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Il Gufo: mitologia e simbolismo

Il Gufo amato, odiato, ucciso barbaramente, venerato, rispettato: IL GUFO (et similia) è semplicemente una delle tante creature meravigliose che fanno parte della catena alimentare. Sono quei predatori che se vengono a mancare saltano fuori parecchi danni alla Natura!
Articolo eccezionale, forse un po’ lunghetto ma per i curiosi dovrebbe essere allettante.
Buona lettura!!

The Omega Outpost

Fu chiesto a un gufo
di fare ciò che sapeva:
egli gridò e parlò della stella
del mattino.
E gridò ancora e parlò dell’alba.
(detto dei Nativi Americani)

Il gufo, spesso associato per similitudine alla civetta, è noto soprattutto per la sua simbologia infausta, che richiama l’oscurità, il malaugurio e la morte, benché nella storia esso talora sia caricato anche di una valenza positiva, ossia quale immagine della chiaroveggenza, associato a maghi e indovini, della comprensione, della luce dopo la risoluzione di un problema.

Una silloge di fiabe indiane datata circa III secolo d.C., il Pañcatantra, paragona il dio della morte, Yama, al gufo; nell’epica del Mahabharata il gufo, simbolo del buio e della notte, è antitetico all’avvoltoio, legato al sole e al giorno, in una disputa mitologia di cui si trovano tracce anche in altre civiltà.
Presso la cultura maya, il gufo cornuto è…

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Pubblicato in: 2009, Autobiografia, MITI, Narrativa, Sentimenti

Il linguaggio dell’Anima

9788861920743gTRAMA – Una perfetta Love Story (con le iniziali maiuscole, proprio come il film). Lei, Stacey, graziosa, un po’ solitaria, con lo spettro della malattia dietro l’angolo. Lui, Wesley, amabile, imprevedibile e giocherellone, ma di polso. Tra i due scocca inevitabile la scintilla. Tutto sembrerebbe normale, persino banale, non fosse che lui, lui Wesley, è un adorabile gufo dei granai (a essere precisi, un barbagianni). Stacey lo accoglie fin da piccolo, lo accudisce, e i due diventano inseparabili. Narrata con brio, con sentimento ma senza sentimentalismi, la favola vera di un rapporto speciale e unico, dove non importa più chi sia l’essere umano e chi l’animale.

(libro letto il 1 luglio 2009)

Ho inseguito per anni il sogno di Martin Hocke nel Regno del Silenzio, per anni desideravo avere il Gufo Bianco del Labirinto di Jim Henson e, per anni, ho sognato, scritto, desiderato essere un Gufo Bianco e volare nella notte innevata verso la luna piena. Ma è stato grazie a Stacey O’Brien, l’autrice di questo volume che ho finalmente capito cosa vuol dire avere e curare (davvero) un Gufo dei granai. Ed è stato Wesley a farmi capire cosa significa essere un Gufo.

Questa storia inizia come tante, Stacey, una biologa ‘riceve’ questo piccolo dagli occhi ancora chiusi, aveva un problema ad un ala e, in Natura sarebbe rientrato nella percentuale dei giovani che periscono: solo il più forte sopravvive, non dimenticatelo!

Va a vantaggio di Stacey l’esperienza del settore che ricopre, che le permette di cominciare con il piede giusto; sa che se vuole dare un buon imprinting deve cominciare a parlargli il più possibile, perché il Gufo Bianco (Barn Owl, Barbagianni) ha un senso che sviluppa maggiormente: l’udito. Con questo senso vede ancora più che con gli occhi, registrandosi vere e proprie mappe visive dettagliate, che stupiranno l’autrice nel corso dei suoi quasi 19 anni con lui.

La loro vita insieme comincia ufficialmente quando il pullo apre gli occhi e incrocia la prima volta quelli dell’Autrice. È come se un uomo e una donna si fossero incontrati e innamorati e sposati. Mi vien quasi l’azzardo a dire che le loro Anime sono identiche, Anime gemelle. E che forse in questa vita ‘lui’ ha sbagliato corpo, ma dovevano stare insieme e ci sono riusciti e felicemente!

In tutto il libro non ho fatto che sorridere, mentre leggevo la traduzione del comportamento di Wesley da parte dell’Autrice. Sorridevo e mi sorprendevo, mentre apprendevo quanto sofisticato era divenuto il linguaggio fra i due. Ho assorbito le emozioni, le paure, i progressi che hanno fatto insieme, i successi e le gratificazioni che hanno guadagnato. Ho osservato con le lacrime di emozione, in silenzio, durante i loro momenti intimi, quando si coccolavono a vicenda e si addormentavano insieme, felici dopo un’altra giornata insieme.

Mi sono schifata quando mi son resa conto che i topi andavano ‘uccisi’ tagliati e messi nel congelatore.

Ho emesso versi di fascino quando il loro rapporto ha fatto il salto di qualità raggiungendo l’apice della fiducia reciproca e ho pianto, faticando ad arrivare alla fine quando ho capito che era giunto il tramonto.

Perché ometterlo, che senso ha? È implicito che – specialmente nelle storie di animali – arrivi un tramonto, l’autrice stessa ammette che non sopporta questa parte, ma che non può non parlane tuttavia.

L’autrice ha ricevuto una grande eredità: la chiave del mondo di Wesley. I Gufi hanno continuato a cercarla, forse per unirsi al suo dolore, forse per vedere dov’era Wesley. Non ci è dato saperlo con certezza. Ma io voglio credere di sì.

Una delle cose che mi angustiano è che ho pianto e sofferto ma siamo sempre solo noi ‘amanti degli animali’ che lo facciamo, i cattivi rimangono e non si ammorbidiscono di fronte a questi eventi, a queste storie.

Vorrei esserci io nei laboratori e studiare un siero che inietta nell’essere umano una maggior comprensione e rispetto per la vita!

A volte vorrei fare rewind e rispondere a quella persona che mi chiese: ‘Come fai a paragonare un cane a un bambino?’ ed io vorrei semplicemente contro proporle questa di domanda: quale oscuro e incomprensibile istinto ti suggerisce di porre e di porti questo quesito?