Pubblicato in: creazioni di Sonia e Pier, Sociale

Concorso ‘Notti asciutte’ (sì proprio così ^^) – “La bambina dei peluche”

Una casa di pannolini, già ^^, ha promosso un concorso (terminato l’altro ieri) invitando gli utenti a creare la favola ‘perfetta’, la mia ha un messaggio speciale non solo per i bambini, ma anche per i loro genitori

1080091-e1420827986930La bambina dei peluche.
Ramona amava tutti in pupazzi del mondo, disseminati nella sua cameretta, ma era attratta dagli animaletti veri che i suoi amici avevano e difatti ogni volta che poteva andava a giocare a casa loro, sempre accompagnata da un adulto, «Il mondo è pieno di cose buie», le diceva la mamma «devi stare sempre con un adulto per imparare a riconoscerle» e Ramona rifletteva, rifletteva… dubbiosa.

Molti dei suoi amici avevano animali, chi uccellini, chi dei cani, chi porcellini d’india, addirittura il papà di Riccardo aveva un enooorme serpente, che però non intimoriva così tanto Ramona come a Riccardo stesso.

Però c’era qualcosa che la turbava profondamente, qualcosa di così inspiegabile da non riuscire nemmeno a spiegarlo alla mamma e la mamma le diceva, «Tesoro mio, troverai il modo di scoprirlo» e Ramona incupita tentava, invano, di trovarle, quelle parole.

Venne il sabato e con lui anche lo zio Tonio, e andarono allo zoo, dove Ramona correva come una forsennata da una gabbia all’altra, incredula che il mondo fosse così immenso di animali così diversi, così belli, così… e Ramona tornò ad incupirsi e quel tormento tornò. Mangiare al parco fu bellissimo, l’aria era fresca e gli alberi pieni di scoiattoli fino a quando lo vide: piccolo, solo e sperduto, tra le radici di un albero.

Alcuni mesi dopo averlo trovato, tra le radici di quell’albero, Ramona stava giocando in giardino con Moscardo, il suo coniglietto, lo aveva cresciuto lei, con l’aiuto di mamma! E quel giorno, il giorno del suo decimo compleanno, Ramona si fece il regalo più bello della sua vita, aveva capito cosa la turbava da sempre: tutti i suoi amici avevano animali chiusi nelle rispettive gabbie, anche allo zoo gli animali erano rinchiusi. Moscardo invece era libero, forse non era libero nel mondo, ma era libero di girare per casa, di giocare con lei, di fare più cose di quelle che si possono fare dentro una gabbia. Ramona aveva imparato l’amore, e non lo avrebbe lasciato andar via, mai più!

La favola è stata pubblicata qui, in attesa dei sorteggi.

Pubblicato in: creazioni di Sonia e Pier

“La ragazza di fronte” di Sonia Sottile

Questo lo scrissi nel 2008 e abbiamo anche vinto, io e Pier 🙂

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Domenica di Pasqua 2008.

Dina aprì gli occhi e voltò il suo sguardo alla sua destra, dove tra i folti tendoni damascati filtrava la luce del giorno, la giornata sembrava bella, stiracchiò le gambe accoccolandosi di più sotto le coperte. Dal fondo del letto, debolmente si levò un mieeoow, era la sua fedele Chicca, che lei chiamava semplicemente Micetta. Chicca aveva 9 anni e le faceva compagnia in quella che veniva chiamata terza età.

Era il terzo anno che festeggiava la Pasqua ‘da sola’, tuttavia nell’abisso di disperazione che l’accompagnava ad ogni risveglio sapeva che Micetta era sempre lì sulle sue gambe. Inoltre ad ogni festività sapeva di poter contare su Manola, insieme si ritrovavano a turno nelle rispettive cucine e realizzavano succulenti manicaretti da dividere con le amiche del gruppo ‘Sole d’Inverno’ che comprendeva solitamente solo donne dai sessantacinque anni in su. Gli uomini raramente riuscivano ad entrare, dovevano avere caratteristiche specifiche e quando riuscivano ad entrare resistevano poco, perché le donne del Sole d’Inverno erano piccole vipere.

Sorridendo sui ricordi frivoli scivolò faticosamente giù dal lettone candido, Micetta raggiunse la sua mano e mentre assaporava la morbidezza del suo pelo grigio e bianco si voltò a vedere l’ora, le 8.46. Tardi. Prese dal comodino laccato il suo barattolino e si rimise in sesto i denti, aprì i tendoni e la luce irradiò una stanza in splendido stile barocco bianco e blu di prussia. Lentamente si avvicinò alla toeletta. I dolori, al mattino erano più accentuati ma tendevano a svanire man mano che il suo vecchio corpo si metteva in moto. «Micetta», chiamava piano e la gattina faceva mieeo che per Dina significava latte!

Stava terminando di comporre la sua versione dello chignon, i trentacinque anni di parrucchiera che aveva magistralmente fatto nel suo negozio, tornavano utili nelle occasioni festive.

Osservando le sue righe della vecchiaia, così lei le chiamava, il campanello suonò, era sicuramente Manola, e mentre appoggiandosi alla sedia chinò la testa per alzarsi successe qualcosa di strano che la fece sobbalzare: percepì qualcosa toccarle fisicamente la testa. Nella paura il suo sguardo andò all’immagine riflessa nello specchio e strizzando gli occhi cercò di capire che stesse succedendo.

Nell’immagine riflessa non c’era Dina, ma una giovane ragazza di circa sedici anni che giurava di conoscere. Ma la cosa che la sbalordiva era che quell’immagine sorrideva e Dina si portò le dita alla bocca in un gesto di spavento Se addirittura non si rendeva conto che stava ridendo era sul serio messa male! Fissando la ragazza nello specchio si rese immediatamente conto che mentre lei aveva le dita sulla bocca, la ragazza era immobile e sorrideva.

Il campanello tornò a suonare e l’incanto si ruppe. Nello specchio tornò la Dina di tutti i giorni, con le sue righe della vecchiaia.

Ci volle un bel po’ perché Dina si riprendesse dallo choc, ma il terzo suono del campanello la obbligò ad alzarsi.

Arrivò alla porta e come previsto era Manola.

L’anziana Signora protestò preoccupata, la conosceva troppo bene per non notare la sua faccia sconvolta.

Manola richiuse la porta, la fece sedere versandole un bicchier d’acqua e seppur Dina volesse molto bene alla sua amica, col cuore che batteva all’impazzata cercò di sviare, tergiversare, nascondere anche a se stessa l’incredibile accaduto di pochi istanti prima.

Dina si rialzò, preparando il lattuccio a Micetta e sorrise a Manola assicurandole di stare bene.

Passarono la mattinata a preparare deliziosi manicaretti e intorno alle 13 le amiche del gruppo cominciarono a suonare il campanello.

Il camino era acceso e scoppiettava allegramente e il pranzo fu un successone, come ogni anno del resto e molte persone non riuscirono a consumare il dessert, assaporando solamente la grolla di caffè alla valdostana che Dina aveva introdotto 3 anni prima, durante l’ultima estate in montagna passata con Umberto. Avevano spesso consumato la grolla insieme e Dina aveva piacere a ricordare le righe della vecchiaia dell’uomo che aveva amato per 35 anni.

Intorno alle 15.30 gli amici del gruppo si congedavano uno a uno e infine rimasero solo Dina, Manola e Micetta. Ogni persona aveva dato una mano per rassettare la cucina e Dina ne era sollevata.

Da buona padrona di casa Dina offrì una tazza di tè caldo, che Manola educatamente rifiutò per via della digestione in atto. La coetanea di Dina aprì la porta gettando un occhiata preoccupata, che l’amica riconobbe. «Lo sai che se ho bisogno, per davvero, ti chiamo immediatamente …lo sai»

Manola salutò Micetta e diede un bacio a Dina, chiudendosi la porta alle spalle. L’anziana Signora stette a lungo a guardarla dal piccolo oblò di vetro della porta, poi piano piano andò a sistemarsi sulla poltroncina davanti al camino, si aspettava che Micetta prontamente saltasse sulle sue gambe, invece non era li, voltò lo sguardo in diversi punti del salotto ed infine vide il suo musino baffuto sulla soglia della stanza da letto. Fu allora che ricordò l’accaduto del mattino.

Un brivido di paura le corse lungo la schiena e poi pensò che se Micetta era tranquilla doveva esserlo anche lei. Conosceva i gatti abbastanza a lungo da saperlo.

«E va bene», bisbigliò. «Vediamo che succede», si tirò su dalla poltroncina e osservò Micetta che si strusciava sullo stipite della porta e miagolava. Dina avanzò, seppur con un po’ di timore e la raggiunse. La gattina balzò sulla toeletta e miagolava allo specchio. Dina sospirò e avanzò sedendosi mantenendo però lo sguardo basso fino all’ultimo.

Ma prima che potesse guardare udì il suono di un sorriso canzonatorio e il terrore la gelò nuovamente. «Micetta…» bisbigliò impaurita e la gattina prontamente dal piano andò ad accoccolarsi sulle sue gambe, fu allora che Dina trovò il coraggio di guardare la sua immagine nello specchio, che non era lei, ma la ragazzina vista al mattino che sorrideva.

«Ciao Dina!» La voce e l’aspetto della ragazza le risultavano familiari ma non riusciva a ricordare. «Chi sei? Come fai ad essere lì?» La ragazza sorrise. «Io sono Dina, io e te siamo uguali. Possibile che mi hai dimenticata?».

Dina rimase a lungo a bocca aperta fino a quando la ragazza nello specchio le tese la mano che si materializzò di fronte a lei. «Vieni Dina dai! Vieni con me a ricordare…»

Dina si svegliò di soprassalto e voltò lo sguardo a destra osservando i tendoni damascati e ricordò tutta la giornata che non aveva ancora vissuto. Ai piedi del suo letto un debole miagolio la salutò. Dina sorrise, felice. Ricordava perfettamente il luogo dov’era stata con se stessa.

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