Pubblicato in: creazioni di Sonia e Pier, La Leggenda delle Anime

Ho male sin giù dove non vedo; L’arte delle femmine (cap. 39 e 40 ‘La Leggenda delle Anime’)


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Ho male sin giù dove non vedo

ultime righe della puntata precedente:  lasciando il suo spazio ad un Io diverso, che s’ingrandiva dentro di lei, forte e prorompente, nacque il desiderio di aiutare Storm nella sua battaglia.
Così nel brusio del bosco sempre sveglio, seguì placidamente il corpo senza sensi di quello che una volta era stato un nobile Gufo Bianco.

39 – Ho male sin giù dove non vedo.

Non c’era sole per Florya quella mattina, quando l’infermiere di turno venne a bussare alla sua stanza. Dopo un timido “avanti”, Daniel, il ragazzo giovane, entrò.
Vedendola così alzò un sopracciglio.
«Principessa dei fiori, che ti succede? Poca fame?»
Le chiese ironicamente, avvicinandosi per sentirle il polso. Florya era diventata bravissima a recitare e ignorando il vuoto dentro di lei, biascicò una scusa sull’essersi raffreddata, Sandra era una miniera di informazioni e le veniva sempre in soccorso.
Il cedimento avuto nella notte era stata un’imprudenza colossale, per lei era vitale mantenere un profilo basso, l’unico obiettivo sempre vivido era quello di evitare che tornassero ad imporle la terapia farmacologica, quella possibilità la terrorizzava, ripiombare nel baratro incosciente del sogno forzato sarebbe stato come perdere una guerra. Sperava di cuore che le analisi video fossero terminate, non poteva saperlo per certo e l’unica strada era mentire, nel caso i controlli video non fossero cessati, allora sarebbe stata nei guai seri, ma mentire era la sua priorità. In caso contrario qualche bugia l’avrebbe portata avanti nella sua crociata.
Daniel fece un assenso riguardo alla pressione che le aveva misurato e poi bisbigliò in tono da perfetto complice:
«Non te lo dovrei dire ma, oggi il Dottor Frugalli ti vuole nel suo ufficio e non penso che sia per farti dei test…»
Le strizzò l’occhio e prima di andarsene le disse che Ramona, in cucina, le aveva conservato la colazione.
Poi la salutò per proseguire il giro.

Florya si mise seduta sul letto, posò i piedi sul pavimento bianco, pulito e fresco e li premette. Non voleva farsi illusioni.
Il tempo passato dentro quell’ospedale sembrava così tanto che i suoi secoli di vita erano un soffio in confronto, nella sua vita non aveva mai combattuto una simile battaglia, gli Eretto… continuavano a non piacerle, alcuni sì, ma altri no.
Ebbe la percezione di uscire da lì e proiettarsi nel primo regno verde che avrebbe incontrato e avrebbe implorato la sua Madre Natura di ridarle i suoi poteri e di riprendersi l’Anima di Sandra, ma poi capì che per avere tutto ciò doveva rinunciare a lui, Storm cacciatore di tempesta. Comprese che la sua vita come Fata Guerriera era finita, caput, terminata.
Non riusciva a capire bene quale emozione comportasse questa terribile consapevolezza, pensò che doveva ancora allenarsi molto per comprendere ed essere appieno un’esemplare di Eretto.
Si lasciò andare indietro, appoggiando la schiena sul materasso e con la testa inclinata fece capovolgere la stanza e pensò pigramente al fatto che l’Arcobaleno arrivava sempre dopo il temporale. Lui era la tempesta e lei l’Arcobaleno, erano fatti per stare insieme, perché non poteva essere semplicemente così?


 

L'arte delle femmine

40 – L’arte delle femmine.

Con le mani raccolse i suoi capelli con un elastico che aveva al polso e rimase così ancora a lungo, pensando, interrogando Sandra, poi non ce la fece più. La curiosità era troppa!
Si alzò di scatto, si vestì scegliendo vestiti sobri ma eleganti, si truccò come le aveva insegnato Gina, sperando di saperlo fare bene, si spazzolò e si avvolse i capelli con un fazzoletto in tinta con la gonna e infilò quelle scarpe aperte, col tacco basso, le uniche che avrebbe sopportato, poi uscì dalla sua stanza e fece una cosa che non aveva mai fatto da quando era stata portata li dentro: affrontare di petto il suo destino!
Avendo libero accesso nei reparti e nelle sale comuni, si diresse con passo sicuro nei corridoi, infermieri e altri addetti, che avevano imparato a conoscerla, furono attratti dal tic-tac che i suoi tacchi facevano ad ogni passo, alcuni si voltavano e salutavano, altri emisero fischi di gradimento e lei ebbe la conferma di avere l’aspetto giusto. Bussò timidamente alla porta dell’ufficio del Dottor Frugalli e prima di sentire il classico “avanti” ebbe la certezza che il Dottore era impegnato con qualcuno e seppe anche chi era quel qualcuno!
Quando l’invito fu pronunciato, entrò e la sua ipotesi divenne reale. Dario Leroix in persona stava amabilmente dialogando col Dottore e quando si voltò a vedere chi avesse bussato ebbe una sensazione di sorpresa che lei notò. Uno a zero per me, Scarface. Si disse trionfante, mentre il Dottore la invitava ad accomodarsi, spiegandole che L’ingegner Troghera aveva anticipato la sua visita nella tarda mattinata, anziché nel pomeriggio come avevano concordato.
Sì come no. Constatò amara. Lo so io cosa vuole.
Il finto ingegnere si alzò, con fare molto cortese e dopo aver preso una sedia, la invitò ad accomodarsi come il galantuomo migliore di questo pianeta.

[prossimo appuntamento sabato con capitolo 41: ‘La recita degli Eretto’]

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Autore:

Anno '74, secondo il "personology" è l'anno dell'avventura fantasmagorica. Sono una lettrice accanita, special modo da quando posseggo il Kindle, sono anche una frequentatrice assidua dell'immenso bar di Internet. Sono pigra a ciabattara ma fortunatamente longilinea (anzi, vorrei ingrassare), non ho figli ma ho un fidanzato bambino ed un coniglio puffoso per peluche (che ovviamente tratto nel massimo rispetto) Amo fare shopping, ma solo nelle librerie, adoro andare a mangiare fuori. Amo il caldo anche se da quando vivo qui in Sicilia sta diventando troppo.. caldo e che altro dire? Scopritemi attraverso le mie recensioni, no?

4 pensieri riguardo “Ho male sin giù dove non vedo; L’arte delle femmine (cap. 39 e 40 ‘La Leggenda delle Anime’)

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